Macchinette del caffè troppo care: l'Antitrust multa le aziende

Il Codacons ha annunciato una class action al Tar del Lazio contro le aziende che gestiscono le macchinette di cibi e bevande: "Hanno creato un cartello anti-concorrenza"

Le "macchinette" distributrici di cibi e bevande in ufficio: chi non le usa ogni giorno, almeno durante la famosa "pausa caffè"?

Ebbene, i principali operatori della distribuzione automatica sono stati multati dall'Antitrust per cento milioni di euro "per l'esistenza di un'intesa anticoncorrenziale."

In parole povere, perché si sarebbero accordati per tenere alti i prezzi a discapito dei consumatori e in barba alle leggi del mercato. Secondo la nota presentata dall'Antitrust diverse imprese del settore avrebbero evitato di fare offerte ai clienti della concorrenza, anche quando si era in presenza di gare.

Ma non è tutto: secondo l'Antitrust il sistema di accordi avrebbe coinvolto anche l'associazioni di categoria Confida, "frenando e condotte aggressive di prezzo da parte del mercato in occasione di eventi esterni (come, per esempio, l'adeguamento all'incremento dell'aliquota IVA dal 4 al 10% sui prodotti venduti mediante distributori automatici) che rischiavano di mettere in pericolo l'equilibrio collusivo raggiunto dalle parti."

Non è pertanto un caso, continua l'Antitrust, che il prezzo di vendita dei prodotti negli ann 2008-2014 è cresciuto "in maniera più che proporzionale rispetto ai costi sottostanti".

Codacons: "Chiederemo rimborsi"

Ed ora la parola passa ai consumatori: il Codacons ha già annunciato richieste di rimborso in favore delle categorie danneggiate di fronte al Tar del Lazio.

“Gli utenti hanno dovuto pagare per cibi e bevande prezzi maggiorati a causa della mancanza di concorrenza realizzata grazie ad una intesa tra gli operatori del settore – spiega il presidente Carlo Rienzi – Un danno diretto che ora deve essere risarcito. In tal senso il nostro ufficio legale sta valutando la possibilità di avviare una class action nei confronti delle società coinvolte e della Confida, allo scopo di far ottenere indennizzi ai consumatori, molti dei quali - specie lavoratori - dispongono di chiavette ricaricabili per acquisti presso tali macchinette grazie alle quali sarà possibile dimostrare i danni subiti”.

Confida annuncia il ricorso al Tar

Confida, da parte sua, difende il proprio operato e assicurando di aver sempre lavorato nell'interesse dei clienti e dei consumatori. Contestualmente, Confida annuncia l'intenzione di presentare ricoro al Tar del Lazio per chiedere l'annullamento della decisione dell'Antitrust.