Mafia, il codice d'"onore" prima di tutto: "Ammezzerei chi schiaffeggia una donna"

Antonio Massimino, boss di Agrigento raggiunto dal blitz "Kerkent" nei giorni scorsi ed accusato di violenza sessuale, vuole prima di tutto dimostrare la sua lealtà ai codici d'"onore" della mafia: "Disposto a 20 anni di carcere, ma non ha mai violentato chi mi accusa"

Donne e bambini, secondo un’antica legge non scritta (ma spesso violata) della mafia, non vanno toccati. E questo Antonio Massimino, boss di Agrigento catturato nei giorni scorsi nell’ambito del blitz Kerkent, lo vuole ribadire sia ai giudici che soprattutto agli stessi membri di cosa nostra.

E lo fa rompendo un silenzio lungo 25 anni. Lui, che dal 2015 in poi risulta quale erede operativo di Cesare Lombardozzi, capo della famiglia mafiosa di Agrigento deceduto pochi anni prima, oltre ad essere accusato di associazione mafiosa viene anche iscritto nel registro degli indagati per uno dei più odiosi crimini: quello cioè di violenza sessuale.

Secondo la ricostruzione di un 37enne, decisiva ai fini dell’ultima inchiesta sulla mafia agrigentina, Massimino avrebbe fatto prelevare la fidanzata dell’uomo in questione “reo” di non aver pagato un’autovettura acquistata dalla rivendita di Salvatore Di Ganci. All’interno di un magazzino sarebbe avvenuto l’orrore: davanti al 37enne, Massimino avrebbe palpeggiato la ragazza per ritorsione al mancato pagamento dell’auto. Momenti terribili raccolti dagli inquirenti dai racconti della stessa presunta vittima e del fidanzato. Il boss agrigentino avrebbe dato anche l’idea di volere un rapporto sessuale con la donna, minacciata dalle armi dei gregari di Massimino.

Ma dal carcere il capo della famiglia mafiosa della città dei templi smentisce categoricamente. Davanti al Gip, il boss avrebbe detto a chiare lettere di essere disposto a farsi anche vent’anni di carcere pur di dimostrare che con la violenza sessuale non c’entra nulla. Il fatto che tali dichiarazioni arrivino in modo così improvviso, sta a dimostrare la volontà di Massimino non tanto di discolparsi quanto di presentarsi come perfetto “uomo d’onore”. Ed in quanto tale, mai si sarebbe permesso di abusare di una donna.

“Io sono pronto anche ad uccidere chi dà un solo schiaffo ad una ragazza”, avrebbe ripetuto Massimino nel primo interrogatorio dopo la notifica del fermo. Un modo per ribadire che lui è e rimane un uomo di cosa nostra fedele al codice di comportamento dell’organizzazione: “Sono pronto ad assumermi le mie responsabilità”, avrebbe poi proseguito Massimino davanti al Gip.

Di fatto, il boss ammette il suo ruolo interno alla criminalità organizzata locale e lo fa unicamente per ristabilire il proprio “onore”: da capomafia, mai avrebbe macchiato la sua appartenenza a cosa nostra con un simile comportamento contro una donna. Secondo Massimino, chi lo accusa vorrebbe soltanto “fare il salto”, ossia collaborare con gli inquirenti: “In realtà è lui che ha proposto a me cose indicibili – avrebbe ribadito poi il boss – Che io ho rifiutato. Quest’uomo mi deve un mare di soldi”.

Il silenzio di Massimino crolla quindi quando di mezzo c’è la difesa del proprio onore, il quale ha la priorità su ogni altra cosa e su qualsiasi altro elemento e che può valere, come in questo caso, anche la stessa ammissione di responsabilità del suo ruolo organico a cosa nostra dinnanzi ai giudici.

L’episodio del presunto abuso è quello che desta maggior scalpore all’interno dell’inchiesta che porta al blitz Kerkent. Ma non è l’unico: nelle carte dove vengono esposti tutti i risultati delle indagini, emergono altri dettagli inquietanti. Dalle minacce dello stesso Massimino verso altri membri della cosca rei di non seguire la sua linea, fino alle aggressioni dove viene brandito un cacciavite, passando per la gestione del traffico di droga e di altre attività illecite.

Adesso tutto ciò è al vaglio degli inquirenti, la caratura criminale del boss agrigentino viene descritta come importante e decisiva per gli equilibri della locale consorteria mafiosa. Ma al momento la principale preoccupazione di Massimino è quella di non apparire come uno in grado di violare i codici d’onore e, di conseguenza, di sottolineare in più passaggi ed a più riprese la sua estraneità ad ogni accusa di abuso sessuale contro una donna.