Mafia, ecco il nuovo identikit di Matteo Messina Denaro

Un confidente ha rivelato il volto del boss di Cosa Nostra, latitante dal 1993

L'identikit elaborato dalla Gdf

Matteo Messina Denaro ha un nuovo volto, frutto di un identikit realizzato dal Gruppo investigativo sulla criminalità organizzata (Gico) della Guardia di Finanza.

Per realizzarlo le Fiamme gialle si sono basate sul racconto di un confidente che ha incontrato recentemente l’ultimo padrino latitante di Cosa Nostra, ricercato dal 1993. L’immagine del volto - pubblicata da Repubblica - in possesso ora degli inquirenti non si discosta di molto dall’ultimo identikit realizzato dalla polizia. Capelli ancora scuri, una stempiatura più ampia del passato, leggermente appesantito, senza occhiali da vista. Quest'ultimo dettaglio è la vera novità della ricostruzione rispetto alle precedenti che lo ritraevano con lenti spesse a causa della grave malattia alla retina di cui soffre. Per curarsi due volte Messina Denaro in passato sarebbe andato da un noto specialista spagnolo, in una clinica di Barcellona. Sentito dagli inquirenti, il medico avrebbe confermato la gravità della patologia ipotizzando che Messina Denaro sarebbe cieco da un occhio.

Detto "Diabolik" o "u siccu", Matteo Massina Denaro, 52 anni, è ricercato da più di 20 anni ed è nell'elenco del Viminale dei latitanti più pericolosi e nella classifica di Forbes sui maggiori dieci fuggitivi al mondo. Dopo gli arresti di Totò Riina e Bernardo Provenzano, è diventato la nuova primula russa di Cosa nostra. Nato a Castelvetrano (Trapani), fin da bambino è stato introdotto nell'ambiente mafioso dal padre, Francesco Messina Denaro, detto "Don Ciccio", capo della cosca di Castelvetrano e del relativo mandamento. Il padre fu trovato morto il 30 novembre del 1998, ben vestito, nella piazza di Castelvetrano, come se fosse pronto per il suo funerale. A "Diabolik" sono stati attribuiti decine di omicidi.