Maldini e Florenzi, l'evoluzione del capitano

La fascia di capitano unisce due storie distanti nel tempo e nello spazio: Cesare Maldini e Alessandro Florenzi. Stesso giorno per andarsene e per diventare definitivamente grandi. La giornata che chiude praticamente il campionato si muove con una fascia al braccio: quella nera con cui il Milan ricorda Cesare, il primo italiano ad alzare la Coppa dei Campioni. Perché a Wembley, nel 1963, lui era il punto di riferimento di una squadra che quel giorno diventò mitologica per i suoi tifosi e per il calcio italiano tutto. Essere capitano era serio allora ed è serio adesso: un valore che sopravvive anche alla sua stessa retorica. Perché il capitano conta: l'unico che può parlare con l'arbitro, quello che viene convocato dal presidente perché si faccia portavoce con gli altri, quello che prima di una partita importante si siede in conferenza stampa accanto all'allenatore. Ancora oggi. Maldini è stato molto, compreso il ct dell'Italia del 1998, vice ct dell'Italia campione del Mondo e il mister dell'Under 21 tre volte campione d'Europa. Ma è stato soprattutto un capitano. Ovvero un punto di riferimento. Quindi un leader. Quello che da ieri è diventato definitivamente Florenzi, romano e romanista, che per la prima volta segna in un derby contro la Lazio indossando quella fascia. Le due storie che non c'entrano, c'entrano moltissimo. In una metafora spazio-temporale che passa dall'idea di capitano e dalla sua evoluzione.

Commenti
Ritratto di Giano

Giano

Mer, 06/04/2016 - 14:20

Sono tre giorni che questa "evoluzione del capitano" è in prima pagina. Quanto ci vuole ancora per finire l'evoluzione? E perché è così lenta? Protestiamo, chiediamo un'evoluzione più veloce, la banda larga dell'evoluzione.

roberto zanella

Mer, 06/04/2016 - 22:24

Chissà perchè Io sovrappongo Maldini a Liedholm e viceversa...due personaggi simili come classe ed eleganza in campo , diversi fuori , Cesare burbero e silenzioso e Liedholm barone inglese con la furbizia del cittadino del Nord Europa che ha capito come girava il valzer del calcio in Italia ...così con la sua flemma prendeva regolarmente per i fondelli i giornalisti sportivi mentre il Cesarone piegava la testa pedalando la stessa filosofia di vita del Paron....