Il marito morì sul lavoro, lei perde la causa: ​ora deve pagare le spese

La donna dovrà pagare le spese delle controparti e dei terzi, per un totale di quasi 200mila euro

Aveva perso il marito a seguito di un incidente sul lavoro e si era rivolta al tribunale, per fare causa ai committenti e ai manutentori, ma la X sezione civile di Milano ha rigettato la causa e condannato la donna a pagare le spese delle controparti, per un valore di 200mila euro.

Il marito Massimo Bertasa era socio di una ditta di autotrasporti e, il 9 novembre del 2010, si era trovato con due dipendenti per caricare su un montacarichi l'armadio di un server da un quintale, su commessa di una ditta di Assago, vicino a Milano. Ma il montacarichi era precipitato per una ventina di metri, uccidendo l'uomo e ferendo gli altri due operai, uno dei quali era stato sbalzato sul tetto, insieme all'armadio, per il controbalzo fatto a seguito della caduta.

La procura aveva avviato un'indagine, archiviata in sede penale nel 2012, come colpa di una "condotta abnorme" del lavoratore. Secondo la ricostruzione della dinamica, infatti, era emersa l'ipotesi che due lavoratori avessero forzato la cabina, per consentire al terzo di sistemare l'armadio sul tetto. Questo avrebbe causato il cedimento del montacarichi. La versione dei sopravvissuti, riportata dal Corriere della Sera, però, è diversa. Secondo loro, infatti, avrebbero introdotto il mobile nella cabina e vi sarebbero entrati tutti e tre, prima che la caduta proiettasse l'armadio e uno di loro sul tetto.

Il pm concluse che l'effettiva dinamica dei fatti non potrà mai essere chiarita, ma che in ogni caso la vittima "eseguì e fece eseguire una operazione gravemente rischiosa", che fu "causa determinante".

Allora la moglie di Bertesa, Lucia Madini, nel 2014 avviò una causa contro i committenti del lavoro, i proprietari e i gestori dell'edificio e i manutentori. Ma la X sezione civile del tribunale di Milano ha rigettato la causa, ritenendo la perizia dell'inchiesta penale probabile e verosimilie. Ma non solo. La sentenza ha anche condannato la donna, madre di due figli, che al tempo della morte del padre avevano 8 e 11 anni, a pagare le spese sia delle controparti, sia di terzi, cioè le assicurazioni che erano state chiamate in causa dalle controparti, per una spesa totale di quasi 200mila euro.

La decisione è dovuta a una sentenza del 2012 della Casszione, che stabilisce l'addebito delle spese a chi avvia la causa, anche di terzi citati dalla controparte. Inoltre, il giudice non ha riconosciuto alla Madini la gravità e l'eccezionalità della questione, ritenendo che l'archiviazione penale avesse già fornito la ricostruzione più probabile. Per questo il magistrato non ha messo in atto la possibilità di compensare le spese tra perdenti e vincenti della causa.

Ora la moglie della vittima propone di ricorrere in appello, perché sia rivalutato il video delle telecamere fisse, riconsiderato il peso dei due testi oculari, e preso in considerazione il fatto che il montacarichi avrebbe comunque dovuto non esserci perché privo della verifica biennale obbligatoria.

Commenti

Renee59

Mer, 20/06/2018 - 11:42

Questa è purtroppo diventata l'Italia.

Ritratto di Professor...Malafede

Professor...Malafede

Mer, 20/06/2018 - 11:55

Quando vogliono i magistrati trovano tutti i cavilli per rimettere in libertà un delinquente. Quando si tratta di persone oneste invece spesso fanno gli inflessibili! Vedova con due figli a carico... proprio non era possibile la compensazione delle spese? Se il giudice ha proprio proprio ragione... allora amen! Ma se ha appena torto in coscienza gli auguro di cuore e presto il più rigoroso giudizio di Dio!

stefano751

Mer, 20/06/2018 - 12:12

Non ho parole! E' assurdo. Il ministro del lavoro faccia qualcosa. Non mi risulta che le assicurazioni (così costose e obbligatorie) possano chiamarsi fuori ammesso e non concesso che delle persone abbiano sbagliato. Vedrete che in appello o in cassazione si ribalterà la sentenza. Ma tutto questo quanto costa ad una povera vedova con due figli a carico?

stefano751

Mer, 20/06/2018 - 12:14

Dico ai giudici di rispettare i morti. In una causa analoga altri giudici hanno condannato imprenditore e assicurazioni. Per carità non suscitate l'ira dei morti, quelli sono più potenti dei vivi.

stefano751

Mer, 20/06/2018 - 12:20

A volte le cause sono impostate male, e quelli delle assicurazioni giocano sui cavilli e ne sanno una più del diavolo. Ma i morti ne sanno più degli assicuratori. Una bella messa e preghiere per il defunto affinchè illumini gli avvocati a ribaltare la sentenza.

Ritratto di ottimoabbondante

ottimoabbondante

Mer, 20/06/2018 - 14:52

Ma le assicurazioni che ci stanno a fare? A ricevere le quote mensili solo? Se per caso, provoco un incidente stradale per imperizia, oppure non rispetto il codice della strada, l'assicurazione paga la controparte. Non ci piove. Lo stesso dicasi per gli infortuni sul lavoro. Povera Italia...in che mani.

Divoll

Mer, 20/06/2018 - 15:11

Mi chiedo se questo giudice non abbia avuto qualcosina dalle controparti per deliberare in loro favore....

seccatissimo

Mer, 20/06/2018 - 23:07

x Divoll Mer, 20/06/2018 - 15:11 Visto che siamo in Italia, quanto sospetti non è da escludere !