Maurantonio, il professore: "Vi racconto l'ultima sera in hotel". Test del Dna sui compagni

Il racconto di un docente: "Avevamo cenato, poi i ragazzi sono andati in stanza"

"Non sappiamo cosa sia successo, sono padre anch'io e voglio sapere al verità". Fabio Coppo insegna educazione fisica all'istituto Ippolito Nievo ed era in quell'hotel alle porte di Milano dove domenica sorsa è morto precipitando da una finestra Domenico Maurantonio. Inun'intervista al Corriere il professore prova a raccontare cosa sia successo quella notte: "Abbiamo mangiato insieme una pizza. Con i ragazzi ci siamo raccomandati di ritirarsi nelle camere intorno all’una. Mi sono coricato. Mi sono svegliato due volte, la prima alle tre, per andare in bagno, e la seconda alle sei, per tirare la tendina visto che mi dava fastidio la luce. Ho accostato un orecchio alla porta, per sentire se fuori i ragazzi facevano baccano. Non volevo che l’hotel si lamentasse. Non c’era nessun rumore. Poi ho saputo che in tanti erano stati svegli fino all’alba. Avevano girato per i corridoi, si erano ritrovati nelle stanze. Lei mi domanda se hanno bevuto e assunto droghe? Non sono in grado di rispondere. So che si sono mandati messaggi con Whatsapp. L’ha fatto anche Domenico. Il suo ultimo messaggio risale alle cinque del mattino". Poi prosegue con il raccontro della tragedia: "L’appuntamento per la colazione — dice Coppo, che alterna toni alti di voce, quasi urlando, ad altri nei quali la voce gli si spegne — era tra le sette e massimo le otto, le otto e un quarto. Abbiamo iniziato a mangiare. Sono entrati in sala quattro poliziotti. Uno ha domandato chi fosse il responsabile del gruppo. L’hanno invitato a seguirlo. Il responsabile era Boscardin. L’ho accompagnato. Fuori dall’hotel ci hanno mostrato dal cellulare la foto di un volto. Il volto di un ragazzo. Lo abbiamo trovato cadavere, si è suicidato, ci ha detto un agente. Boscardin ha avuto un malore, si è poggiato a terra. Sono rientrato. Mi sono messo a cercare quel ragazzo. Sapevo chi era ma era come se non lo sapessi. Non capivo, non capi vo. Ho chiesto ai ragazzi se mancava qualcuno. I compagni di stanza di Domenico mi hanno detto che non l’avevano visto. Sono tornato fuori, ho guardato di nuovo l’immagine. Ho detto ai poliziotti che era Domenico Maurantonio".

Intanto i compagni di classe di Domenico Maurantonio, sentiti in questi giorni dagli investigatori, si sono sottoposti volontariamente al test del Dna, "perchè non hanno nulla da nascondere". Lo ha riferito oggi, al termine dei funerali dello studente 19enne, uno degli insegnanti che aveva accompagnato le classi nella gita a Milano per visitare l’Expo, Fabio Coppo. "È difficile capire cosa sta passando per la testa dei ragazzi di fronte a questo lutto - ha detto il docente, a conclusione della cerimonia funebre - Di certo loro hanno detto tutto quello che sapevano agli investigatori e la verità verrà fuori. Si sono subito sottoposti volontariamente all’esame del Dna".