McConaughey (e la Watts) in crisi esistenziale nelle foreste del Giappone

da Los Angeles

Per Matthew McConaughey sarà la prima volta a Cannes come premio Oscar. Il celebre attore texano, vincitore due anni fa dell'ambita statuetta con il tour-de-force dimagrante Dallas Buyers Club , poi neo-noir nella miniserie tv True Detective , quindi astronauta sacrificale in Interstellar , è adesso protagonista del dramma esistenziale The Sea of Trees («Il mare di alberi») di Gus Van Sant, in concorso al festival francese.

Nel film McConaughey interpreta un professore universitario di fisica, un americano in crisi esistenziale e depressiva che decide di recarsi in Giappone per togliersi la vita nella foresta conosciuta sia come Sea of Trees - un paradiso botanico alle pendici del Fuji - che come Suicide Forest , tanto è radicata la tradizione di suicidarsi in quel pezzo magico e verde di mondo. Un momento: no, il professore finisce per cambiare idea in seguito all'incontro con un uomo giapponese altrettanto in crisi (Ken Watanabe), col quale intraprende un tragitto riflessivo, denso di pathos e talora pericoloso verso l'uscita dall'oscurità che ha attanagliato entrambi.

«È il film più alla Terrence Malick e non di Malick che abbia mai girato», dice McConaughey. «Il copione di Chris Sparling che Gus Van Sant mi ha chiesto di leggere mi ha sconvolto per la sua bellezza e intensità. Mi è venuta la pelle d'oca leggendolo, cosa che non mi capita quasi mai. E con Van Sant mi è sembrata la combinazione perfetta. Lui come regista, il copione e me, voglio dire».

Accanto a McConaughey c'è Naomi Watts (fresca di Diana e soprattutto del film premio Oscar 2014 Birdman ), nel ruolo della moglie del protagonista. Il film, realizzato con un budget di 25 milioni di dollari, è stato in realtà girato tutto in Massachusetts. Dice Van Sant: «Ci sono molte relazioni diverse nell'arco della storia del film. Il mio augurio è che l'immagine che fa da cornice a una storia così umana e delicata risulti fantastica e fantasmagorica. Il look del film, l'estetica, la fotografia e il montaggio, sono parte integrante di questo progetto». L'italiano Pietro Scalia - premio Oscar per Black Hawk Down (2001) - ha curato il montaggio. Scalia aveva già lavorato con Van Sant per Good Will Hunting (1997), il film che ha lanciato le carriere di Matt Damon e Ben Affleck.

McConaughey descrive così la vera Suicide Forest, dove si è recato per capire meglio le circostanze narrative e psicologiche del film. «Sembra davvero il luogo perfetto per morire. Ci sono perfino dei cartelli che dicono: Ricordati, prima di toglierti la vita, che lasci alle spalle una famiglia. Come a dire: soffriranno più loro di te. Ma è una scritta delicata, discreta, che non ti dice: non farlo. Ti ricorda solo di pensarci una volta ancora».

«Subito dopo le riprese di Interstellar mi sono riunito con Van Sant, Naomi (Watts, ndr) e Ken (Watanabe, ndr) in Massachusetts», racconta McConaughey. «Ero stato prima in Giappone, con la mia famiglia, mia moglie Camila e i nostri figli. Ero pronto a tutto! Appena sbarcato a Boston sono stato prelevato da un minivan che mi ha portato nel cuore della foresta Purgatory Chasm. Sono rimasto a bocca aperta: identica al Mare di Alberi del Fuji. Non avevo idea che qui in America potessero esistere dei posti così incontaminati. Che ciechi che siamo!». Continua l'attore: «Il luogo delle riprese ha dato molto alla storia e al fascino del film. Più che parlare di tendenze suicide oggi ho voglia di parlare della bellezza della nostra natura. Secondo me questo film è perfettamente complementare a Interstellar : la nostra esistenza individuale è strettamente legata alla salute del pianeta Terra. Quando pensiamo al senso della vita e alla ricerca della felicità non possiamo esonerarci dal pensare alla natura e ai suoi misteri, al miracolo che ci ha fatto nascere in questo involucro umano. Il film parla di tutto questo: ogni uomo è un albero, ogni società è una foresta, ogni foresta è un mare di foglie e di anime».