Il metodo Cir: debiti alle banche e piano di nuove acquisizioni

Dopo aver ceduto a costo zero Sorgenia sull'orlo del crac e incassato il Lodo Mondadori, vuole investire 370 milioni

Milano Berlusconi prima, e le banche poi, hanno cambiato il destino della famiglia De Benedetti e della sua Cir che, tornata in utile, oggi rialza la testa e si prepara a sfidare il mercato. «Abbiamo superato una fase difficile della storia della società», ha detto ieri l'ad, Monica Mondardini, durante l'assemblea che ha approvato il bilancio 2014. Un chiaro riferimento all'ultimo difficile biennio in cui la controllata energetica Sorgenia ha rischiato di trascinare a picco tutto il gruppo. Ma, in extremis, e grazie all'intervento di un pool di banche (compresa la «pubblica» Mps) la Cir non solo è riuscita a disfarsi di un investimento definito «un insuccesso» dallo stesso Rodolfo De Benedetti, ma lo ha fatto senza sborsare un euro. Gravata da un debito di oltre 1,8 miliardi, la società controllata al 53% da Cir e al 47% dagli austriaci di Verbund, è passata infatti ai 19 istituti creditori. Un'operazione di salvataggio con pochi precedenti in Italia (il caso più recente è quello della Tassara) che permette oggi alla holding dei De Benedetti di ripartire da zero e puntare sul mercato ben 370 milioni. A conti fatti, i molti analisti avranno tirato un sospiro di sollievo dopo essersi interrogati per anni sulla destinazione del «tesoretto» (541 milioni) arrivato da Silvio Berlusconi con il Lodo Mondadori e che ha permesso alla Cir di restare a galla in questa difficile fase. Una seconda possibilità che, in tempi di crisi, non è stata concessa a tante imprese in Italia.

Archiviati i problemi, ora la Cir è in cerca della preda adatta: nei business dove già opera (editoria, componentistica auto e sanità) o fuori dall'attuale perimetro. Le risorse a disposizione sono infatti destinate a crescere visto che il gruppo razionalizzerà gli investimenti non strategici e venderà attività per 157,7 milioni. In particolare, Cir detiene un portafoglio diversificato di fondi nel settore del private equity (pari a 72,8 milioni) e asset non strategici per 35,7 milioni. Quanto ai dividendi, l'assemblea ha deciso di non remunerare gli azionisti.

Guardando al 2015, la società ritiene che l'andamento del gruppo nei prossimi trimestri sarà influenzato dall'evoluzione ancora incerta del quadro economico italiano, il cui impatto è significativo in particolare sul settore media e sanità, nonché dall'andamento del mercato europeo e sudamericano per il settore auto. I primi tre mesi dell'anno si sono comunque chiusi con ricavi a 627,96 milioni, in aumento del 6,7%, un mol che è passato da 46 milioni a 61,4 milioni e un utile di 21,2 milioni dal rosso di 2,66 milioni contabilizzato nel 2014. A fare da traino sono stati in particolare Sogefi (componenti auto) e Kos (sanità). Nel dettaglio, l 'Espresso ha conseguito un risultato netto pari a 12 milioni (2,1 milioni nel primo trimestre 2014) grazie al mantenimento della redditività operativa, alla riduzione degli oneri finanziari e alla cessione di All Music. Sogefi ha mostrato un utile netto di 7,6 milioni a fronte di una perdita di 6,3 milioni. E infine Kos ha riportato un risultato netto positivo di 3,7 milioni rispetto ai 2,5 milioni dello stesso periodo del 2014.