Dal Viminale in arrivo 500mila euro per i migranti del Baobab

Nel 2018 apertura di un nuovo centro di accoglienza per migranti finanziato dal Viminale. Ma i residenti: "Non glielo permetteremo, siamo pronti a tutto"

Un’epopea all’italiana che, con buona pace del pubblico più affezionato, sembra volgere alla conclusione. Ma il finale, come sempre accade, è destinato a deludere qualcuno. Entro il 2018, infatti, i migranti transitanti dell’ex Baobab di via Cupa, accampati nei pressi della stazione Tiburtina da due anni, avranno un tetto sulla testa. E stavolta sembra sia quella buona.

Ad annunciare la ripresa del sofferto “progetto Ferrhotel” è l’assessore alla Persona, alla Scuola e alla Comunità solidale, Laura Baldassarre. “Stiamo lavorando – ha spiegato la Baldassarre a margine della presentazione del rapporto Onds 2017 – per creare, vicino alla stazione Tiburtina, un luogo stabile per l’accoglienza, in particolare dei migranti transitanti”. Sono arrivate, infatti, le rassicurazioni del Ministero dell’Interno che metterà a disposizione la maggior parte (500 mila euro) dei fondi necessari alla ristrutturazione dell’ex albergo per ferrotranviari di via Masaniello, a due passi dallo snodo ferroviario.

“Fondi importanti” che, però, “non sono più sufficienti” perché “la stima dei tecnici parla di un costo maggiore”. Quindi, ha spiegato l’assessore, “riusciremo ad aprirlo entro il primo semestre del prossimo anno”. La somma necessaria all’ammodernamento dell’immobile, secondo i ben informati, si aggirerebbe attorno ai 600 mila euro e non è ancora chiaro da quale paniere si attingerà per recuperare la parte mancante. Certo è che la giunta pentastellata, ora, non ha scelta. Dopo l’ennesimo proclama non può più temporeggiare. Il progetto, infatti, è lettera morta dal giugno 2015.

Si deve alla giunta Marino l’idea di tamponare l’afflusso straordinario di migranti nella Capitale creando una struttura ad hoc per quelli di passaggio. I cosiddetti “transitanti” diretti, in realtà, verso il Norditialia. Ma, dopo il rocambolesco cambio di amministrazione, il progetto si è impantanato. La nuova giunta si è presto scontrata con la mancanza di budget: il costo inizialmente preventivato (circa 200 mila euro) non era sufficiente a coprire le spese.

Questo ritardo ha dato ai comitati di quartiere ed ai diversi schieramenti politici (Fratelli d’Italia e Noi con Salvini) il tempo di organizzarsi e manifestare, in più di un’occasione, denunciando “l’apertura dell’ennesima struttura di accoglienza”. Ed oggi, alla luce delle dichiarazioni della Baldassarre, il presidente del Comitato cittadini stazione Tiburtina, Lorenzo Mancuso, ha affidato il suo sfogo a Il Giornale.it. lamentando, non sono solo “i costi faraonici del progetto”, ma anche “l’idea di realizzarlo in un quartiere già minato dal degrado”. “Qui – spiega Mancuso – sono accampati centinaia di rom e senza tetto, ogni sera s’incontrano centinaia di ubriaconi e ogni mattina troviamo siringhe per strada per la forte presenza di tossici. Ma quale mente malata può pensare di realizzare in questo contesto un centro di accoglienza migranti che in quanto tali non potranno che essere assorbiti dalla criminalità già presente nell’area?”. E conclude: “Se l'Assessore Baldassarre pensa di far diventare questa zona stabilmente la fogna della città sappia che da residenti e amanti del nostro territorio non glielo permetteremo, siamo pronti a tutto per tutelare le nostre famiglie e le nostre abitazioni”.