«Milano distrutta per proteggere i No Expo»

Scontri del primo maggio, i black bloc «lasciati liberi di scatenarsi per la loro incolumità»

In margine al processo «No Expo», che prende il nome dalla manifestazione dei centri sociali, black bloc, attivisti del sindacalismo di base e militanti della sinistra radicale che finirono per mettere (...)

(...) a ferro e fuoco Milano (maggio 2015), è emerso che il Viminale avrebbe dato carta bianca agli «antagonisti» per devastare la città. Presentando infatti la richiesta del ministero degli Interni di costituirsi parte civile per i reati di devastazione e incendio ascritti a quattro imputati, l'avvocatura dello Stato scrive: «Non è inutile osservare che anche alla luce di episodi analoghi e/o successivi, che se i manifestanti hanno potuto, in qualche misura, scatenarsi, ciò è stato consentito dalle forze dell'ordine proprio al fine di salvaguardare l'incolumità degli stessi imputati». Ancor più sorprendente è che questa ammissione avrebbe dovuto suffragare la richiesta di «ristoro (300mila euro) del danno all'immagine, a causa dell'obiettiva perdita della credibilità, correttezza e affidabilità dell'azione amministrativa davanti ai cittadini, per i fatti contestati agli imputati, da determinarsi equitativamente». Richiesta che il presumibilmente sbalordito giudice dell'udienza preliminare non ha accolto, adducendo che alle forze dell'ordine è demandato il compito di tutelare il bene pubblico, non di consentire che liberamente lo si devasti e lo si saccheggi.

Sorvolando per amor di patria sulla contraddizione fra l'ordine di lasciare che la guerriglia «No Expo» si «scatenasse» a suo comodo e la successiva lagnanza per la perdita di credibilità e affidabilità derivante dal non aver impedito lo scatenamento, discordanza che forse l'avvocato dello Stato o il ministro stesso chiarirà e noi siamo pronti ad ascoltarlo, inquieta non poco quel «al fine di salvaguardare l'incolumità» dei manifestanti. Salvaguardare? Se è vero come è vero che lo Stato è l'unico ad aver titolo legittimo all'uso della forza nella difesa dell'ordine (e del bene) pubblico, ne consegue che per contrastare la violenza fisica (rivolta anche contro le forze di polizia) ci possa scappare qualche manganellata. Se dunque per un mal riposto pacifismo politicamente corretto si cambiano, come pare sia, le regole di ingaggio e a salvaguardia «dell'incolumità» di manifestanti «scatenati» si comanda a chi è chiamato a garantire l'ordine di limitarsi a guardare, a fare le belle statuine, allora tanto vale dire a polizia e carabinieri di far fagotto. E per mantenerlo, l'ordine, procedere alle prossime immancabili manifestazioni di black bloc e compagni con le soavità del dialogo&confronto. Tanto, peggio di così...

Paolo Granzotto