Moda, quando si sfila per amore

Quella che Ennio Capasa ha regalato alla sua bellissima moglie, presentando nel giovane stato del Montenegro la sua ultima collezione di C’N’C, la linea giovane del suo brand Costume national

Questa è la storia di una sfilata per amore. Quella che Ennio Capasa ha regalato alla sua bellissima moglie, presentando nel giovane stato del Montenegro la sua ultima collezione di C’N’C, la linea giovane del suo brand Costume national.
Dragana, ex-top model nata in Serbia (un paese rimasto molto legato al Montenegro, che è indipendente solo dal 2006), ci  teneva molto a favorire la partecipazione al Festival internazionale di Cattaro e ci è riuscita. 
In primavera, galeotta è stata una elegante cena organizzata a Milano dai Capasa in onore dell’artista serba Marina Abramovic, che partecipava al Pac (Padiglione d'Arte Contemporanea) con una delle sue stravaganti installazioni New Age. La regina della performance art è una grande fan dello stilista Ennio e amica della moglie, oltre ad essere naturalmente ben introdotta nel mondo politico-culturale del suo Paese.
Infatti, tra gli ospiti della festa c’è il ministro della Cultura montenegrino, Branislav Micunovic, che invita Capasa a sfilare a Cattaro. 
Dragana insiste perchè l’accordo si chiuda: per lei e i figli Anton e Anna Luisa è anche l’occasione per ritornare una volta di più in una terra che è sempre «casa». 
Così, tutta la famiglia Capasa sbarca nell’antica cittadina in fondo alle suggestive Bocche di Cattaro, dichiarata patrimonio dell’Unesco.
Sulla passerella di fronte alla cattedrale sfilano i modelli minimal-chic di C’N’C e domina la scena la pelle nera e lucida, con poche concessioni al grigio e al bordeaux. Tanti giacconi parka rivisitati con rigore raffinato anche nei colli di pelliccia ecologica, tanti pantaloni slim, sfoggiati con eleganti anfibi da combattimento.
La donna tecnologica di Capasa, che si è formato a Tokio accanto al guru della moda post atomica Yohji Yamamoto, va oltre il rock e oltre il punk. E, come nella linea maschile, mischia e reinventa capi sportivi e militari, giacche da tight e cappucci monacali, gioca con asimmetrie e geometrismi, sovrappone differenti lunghezze, tagli a zig zag, inserti di pelo sintetico e di paillettes che sembrano piccole squame. 
Una collezione per giovani aggressivi e moderni, che conquista il pubblico del Festival montenegrino. Lo stile italiano, che nelle edizioni passate è stato rappresentato a Cattaro da firme come Gattinoni, Balestra, Barocco, Gigli, Mila Shon, Franco Ciambella e Camillo Bona, la fa ancora una volta da padrone nella manifestazione organizzata dall’agenzia serba «Fabrika» di Vesna Mandic. Ma il creatore di Costume National ha qualche preoccupazione per il futuro. 
«Nel mondo del fashion - dice il minimalista Capasa- il made in Italy è ancora una garanzia, ma purtroppo anche da noi il gusto sta peggiorando negli ultimi anni e a volte ci rappresentano all’estero marchi che non sono il massimo della raffinatezza. Temo molto che la deriva scollacciata e volgare che invade già il mondo dello spettacolo prevalga anche nel mercato della moda e dia all’esterno un’immagine del Paese che non è più quella della vera eleganza». 
La crisi, spiega ancora lo stilista pugliese, si fa molto sentire in Italia e per i creativi italiani è d’obbligo cercare nuovi sbocchi. «Il marchio che ho fondato nel 1986 con mio fratello Carlo prima contava innanzitutto sul mercato italiano, ma ora la percentuale sul nostro fatturato è scesa notevolmente. Per fortuna, ormai da tempo ci siamo radicati su altre piazze internazionali, a cominciare da New York e Tokio e così compesiamo le perdite a casa nostra. Molto interessante, per noi, è l’enorme e ricco mercato cinese e anche quello russo, che con gli anni sta affinando sempre più il suo gusto. Il nostro stile rigoroso, invece, non è in sintonia con l’amore arabo per il sovrabbondante, mentre la donna indiana è ancora troppo tradizionale per rivoluzionare il suo abbigliamento». 
Sulla passerella di Cattaro sfila, nella seconda serata del Festival, anche un marchio francese: Xuly.Bet. É il nome d' arte, in dialetto Wolof ( significa "guardare a occhi spalancati", in francese "voyeur", di Lamine Badian Kouyatè , stilista del Mali radicato da anni a Parigi.
Negli anni ’90 è stato tra i primi coraggiosi a lanciare la linea verde nel fashion, creando abiti all’insegna del riciclaggio: metteva insieme scarti recuperati ai vari "marchè aux puces" e ai fondi dei grandi magazzini, dalle giacche logore ai golfini smagliati, dai collant strappati alle T shirt sfilacciate. La sua maison è ora molto trendy, famosa per le cuciture rosso sangue, per l’originalità dei tessuti e del design.
A Cattaro ha entusiasmato il pubblico con tessuti anni ’70 che riproducono fotografie e comics, motivi optical, fiori hippy, maximaglie luccicanti, tute di un sexy giocoso, maculati divententi ed effetti tridimensionali. Una moda tra Africa e Occidente per un pubblico giovanissimo, stravagante e fuori dai canoni, allegra e colorata. Soprattutto, ecosolidale.