Monsignor Mennini sentito sul caso Moro Per la settima volta

RomaPossibile riaprire il caso Moro 37 anni dopo l'assassinio dello statista Dc? Di fronte alla Commissione parlamentare di inchiesta monsignor Antonello Mennini conferma la sua verità, ripetuta ben 7 volte in sede parlamentare e giudiziaria: «Non ho potuto confessare Moro e dargli la comunione durante i 55 giorni di prigionia». Nel 1978 questo giovane amico del politico rapito dalle Br era sacerdote nella chiesa di Santa Lucia e trasmise alcune lettere scritte durante il rapimento, ora è nunzio vaticano in Gran Bretagna e Papa Bergoglio ha voluto che rispondesse alle domande dei commissari.

La sua versione contrasta con quella dell'ex presidente Francesco Cossiga, allora ministro dell'Interno. Ma lui ribadisce, quasi sconsolato: «Se fossi stato nel covo avrei cercato di fare qualcosa di concreto per liberare Moro, avrei cercato di parlare con i brigatisti, chiesto di prender me e rilasciare lui. Oppure avrei cercato di ricordare il percorso fino alla prigione, per dare informazioni per le indagini. Parlandone con la moglie di Moro poi ipotizzammo che, forse, il prete di cui si parlava era un sacerdote amico di questi mascalzoni. E diciamo la verità, di che cosa doveva confessarsi quel pover'uomo?». Mennini aggiunge di non capire il perché delle convinzioni di Cossiga, si sorprende del fatto che non ne avesse mai parlato con lui, con i suoi superiori, con lo stesso Papa. Ma precisa che il vincolo della segretezza della confessione (anche su luoghi e circostanze) non può scioglierlo nessuno, neppure il Papa. Uscendo da San Macuto, il nunzio scuote la testa: «Sono convinto di non aver convinto nessuno, quella che mi insegue è una leggenda non solo metropolitana ma ormai transcontinentale». Lo confermano le dichiarazioni scettiche del presidente Fioroni, del suo vice Grassi, di Carra. Mentre dicono basta a «polveroni» e «veleni» Gasparri e Cicchitto. Nell'audizione Mennini ricorda un incontro al Viminale con Cossiga, il caos che trovò: «A casa, dissi ai miei: “Se le cose funzionano così, Moro può salvarlo solo la Madonna o la Provvidenza”». Descrive il clima «sfavorevole» ad una trattativa, che Paolo VI avrebbe voluto, tanto da mettere a disposizione 10 miliardi di lire. «C'erano manifestazioni oceaniche dei sindacati che chiedevano di non cedere. Pertini diceva che Moro scriveva così perché non aveva fatto la resistenza, La Malfa parlava di pena di morte, il governo e lo stesso Pci attestati sulla linea della fermezza».