Le motivazioni della condanna di Schettino: "Lascio la nave per salvarsi"

È scritto nelle motivazioni della sentenza con la quale è stato condannato a 16 anni l’ex comandante della Concordia

"Nel momento in cui l’imputato lasciava definitivamente la Concordia, la situazione era tale da rendere impossibile, o comunque difficile per i passeggeri ancora a bordo trovare la salvezza".

È scritto nelle motivazioni della sentenza con la quale è stato condannato a 16 anni l’ex comandante della Concordia Francesco Schettino. Poche parole che bastano ai mahgistrati per descrivere la negligenza del comndante della Costa Concordia che quella notta si mise in salvo mentre la nave rischiava di affondare. L’allora comandante della Concordia, secondo i giudici, quando "salì sulla scialuppa per abbandonare la nave sapeva che c’erano altre persone a bordo della nave". Poi arriva l'affondo. Nelle motivazioni emerge un passaggio che punta direttamente il dito sulla condotta del comandante svelando di fatto il gesto più grave che fece quella sera. "Salì sulla scialuppa per mettersi in salvo con la precisa intenzione di non risalirvi".

Commenti

Raoul Pontalti

Lun, 13/07/2015 - 15:35

Questo sì che è un comandante! Bisognerà dargli in futuro più degno equipaggio, come taluni ufficiali della Enrica Lexie e i marò...

leo_polemico

Lun, 13/07/2015 - 16:33

Chi ha dato la patente di "capitano" a schettino, volutamente in minuscolo? Come si fa ad "ignorare" i segnale dei sistemi satellitari di controllo che danno il "punto" con una precisione superiore ai dieci metri? Come mai una precisaziione come la precedente NON è mai stata messa in rilievo? Si voleva forse nascondere l'ignoranza di questo capitano forse neanche capace di portare con sicurezza una barca a remi? Concludo chiedendomi come mai la condanna di questo incapace ignorante sia stata così lieve. Già, la "giustizia" italiana lascia in libertà assassini sulla strada drogati od ubriachi....

marif

Lun, 13/07/2015 - 17:22

Al di là della notizia in sé, trovo assurda la superficialità con cui è stato scritto e pubblicato l'articolo: a questi livelli di bassezza è arrivato il giornalismo nostrano? E nello specifico si parla di una delle più importanti testate del paese... E' possibile che in un articoletto da 170 parole si riescano a compiere 4 errori tanto gravi quanto lampanti? Ma rileggere almeno una volta il testo prima di pubblicarlo? Nello specifico, già a partire dal titolo stesso: - Lascio la nave per salvarsi (Lasciò suppongo, a meno che non si tratti di una volontà dell'autore...) - mahgistrati (piuttosto mah... e basta...) - comndandte (compro una vocale...) - quella notta (notte in dialetto Abatantuoniano?) Veramente, soprattutto trattandosi di micro-articoletti del genere, datela una riletta prima della pubblicazione: ci si perdono 30 secondi a dir tanto e non si fanno figure del genere...

Ritratto di stock47

stock47

Lun, 13/07/2015 - 20:24

I giudici in pratica hanno stilato una condanna a morte per Schettino. In altre parole "doveva" morire, visto che non è morto gli hanno appioppato come punizione 16 anni. Sarebbe questa la giustizia italiana?

marif

Mar, 14/07/2015 - 14:37

[@ stock47] Non è che i giudici abbiano deciso che Schettino "dovesse morire", cioè il suo dolo non è stato il cercare di salvarsi usufruendo di una scialuppa di salvataggio in generale come se fosse un passeggero qualsiasi della nave. Il fatto è che lui di quella nave ne era il capitano, una figura ben precisa con altrettanto precisi doveri per legge e da contratto. Nello specifico dell'abbandono della nave, il Codice della navigazione italiano cita espressamente: "Art. 303 - Abbandono della nave in pericolo - Il comandante non può ordinare l’abbandono della nave in pericolo se non dopo esperimento senza risultato dei mezzi suggeriti dall’arte nautica per salvarla, sentito il parere degli ufficiali di coperta o, in mancanza, di due almeno fra i più provetti componenti dell’equipaggio. Il comandante deve abbandonare la nave per ultimo, provvedendo in quanto possibile a salvare le carte e i libri di bordo, e gli oggetti di valore affidati alla sua custodia."