Napoli e il culto di Maradona

Il calciatore argentino è entrato nel Pantheon delle divinità di Napoli. La sua figura da eroe popolare, piena di luci, ma anche di ombre, l’ha fatto sentire vicino agli scugnizzi di strada, come alla borghesia

Camminando tra i vicoli del centro storico o tra i palazzoni della periferia, a Napoli non mancano mai le edicole votive, le foto dei parenti morti, Padre Pio, San Gennaro, le anime Purganti e Diego Armando Maradona.

Il calciatore argentino è entrato nel Pantheon delle divinità della città. La sua figura da eroe popolare, piena di luci, ma anche di ombre, l’ha fatto sentire vicino agli scugnizzi di strada, come alla borghesia.

Il suo essere geniale nel campo, quanto spesso fuori misura nella vita, i suoi problemi con la coca, con il fisco, il suo avere avuto tante donne e molti figli illegittimi, lo hanno reso simpatico ai moltissimi ragazzi dei quartieri popolari di Napoli. Maradona piace proprio perché controverso, simile ai ragazzi di strada. In fondo viene anche lui dai quartieri popolari di Buenos Aires, ma i miliardi non lo hanno cambiato. Era e resta il figlio di quella cultura, nel bene e nel male. Una figura perfetta per diventare il simbolo di tutti quelli che non credono molto nel futuro e che si sentono abbandonati a loro stessi.

Le ombre rendono Maradona simile al suo popolo, le vittorie, il successo e i soldi, sono invece il sogno. Quello che la maggior parte dei suoi tifosi non avrà mai.

La sua faccia spunta nelle edicole votive accanto ai simboli della religiosità locale e alle foto dei parenti. È anche lui ormai una divinità mitica e protettrice.

Per i tifosi napoletani ha rappresentato l’eroe che ha posto fine per alcuni anni al dominio delle squadre del nord e si può scommettere che la sua leggenda rimarrà radicata nella città.

Quando Maradona arrivò a Napoli, durante la sua presentazione ufficiale allo stadio San Paolo, il 5 luglio 1984, disse davanti a 80mila tifosi: “Voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires”.

Mai piano fu eseguito meglio. Il calciatore argentino rimase al Napoli e in Italia fino alla stagione 1990 – 1991, anni in cui il Napoli vinse due scudetti, uno nella stagione 1986-87 e uno in quella 1989-90. Nel 1987 il Napoli vinse anche la coppa Italia. L’accoppiata scudetto e coppa Italia fino a quel momento era riuscita solamente al Torino e alla Juventus. Maradona concluse la sua esperienza napoletana quando il 17 marzo 1991 un controllo antidoping, effettuato al termine della partita di campionato Napoli-Bari, diede risultato positivo alla cocaina. Sostanza che non migliora le prestazioni calcistiche, anzi le peggiora, ma comunque tra quelle che prevedono una squalifica.

Alla notizia della sua positività alla cocaina Maradona disse alla stampa e alle tv: " In futuro imparerò a volermi più bene, a pensare di più alla mia persona. Non mi vergogno però. Non ho fatto male a nessuno, salvo a me stesso e ai miei cari. Mi dispiace, sento una profonda malinconia, soltanto questo. Non voglio più essere costretto a giocare anche quando non sono in grado, a farmi infiltrare di cortisone perché devo essere in campo per forza per gli abbonamenti, per gli incassi, perché bisogna vincere a qualunque costo per lo scudetto o per la salvezza, perché in ogni partita ci si gioca la vita. A me gli psicologi stanno cercando di levarmi il vizio della cocaina, non quello di vivere”.

Da quel giorno al Napoli nessuno ha più utilizzato la maglia numero 10, quella di Maradona. In quell’istante in città finì la carriera napoletana di Maradona calciatore e iniziò la carriera di Maradona santo-eroe delle periferie di Napoli.