Nel cuore dell'Europa: Varsavia ricostruita secondo Canaletto

Moderni grattacieli affiancano i grigi edifici del realismo socialista. E le panchine della Città Vecchia «suonano» Chopin

Un colpo d'occhio allo skyline di Varsavia racconta già molto della sua storia travagliata. Ma anche del fermento e della volontà di rinascita di questi primi venticinque anni d'indipendenza della Polonia contemporanea. Il nuovo avveniristico grattacielo di Daniel Libeskind (192 metri d'altezza), Zlota 44, si staglia luminoso nel cielo notturno accanto al cupo, possente Palazzo della Cultura e della Scienza, eredità del Realismo socialista e dono di Stalin alla città. Con i suoi 231 metri è l'edificio più alto del Paese che, stranamente, nella forma ricorda, per volere dello stesso dittatore russo, l'Empire State Building di New York. Insieme rappresentano l'anima vecchia e nuova di questa città bella e sfortunata - distrutta e ricostruita più volte. Forse la meno conosciuta tra le capitale dell'est europeo.

L'elegante Varsavia del Sette/Ottocento - soprannominata la Parigi del nord - al termine della seconda guerra mondiale era distrutta per oltre l'85%. Testimonianza di quel periodo sono solo poche, drammatiche immagini, qualche video d'epoca e i cimeli conservati al Museo dell'Insurrezione. Del tristemente celebre Ghetto di Varsavia - che ospitava la più numerosa comunità ebraica d'Europa, l'unica ad insorgere contro la deportazione nei campi di sterminio - non rimangono nemmeno le pietre. Fu interamente rasa al suolo dai nazisti. Solo un muretto sbrecciato oggi rammenta la tragedia di quei trecentomila coraggiosi. Risparmiato perché adibito ad alloggiamento delle guardie tedesche. Poi vengono gli anni dei grigiori e dei rigori del comunismo sovietico. E i tanti condomini monoblocco e monocolore che ancora caratterizzano i quartieri periferici. Passeggiando per il centro storico s'incontra l'ampia piazza Pitsudski dove s'erge una alta Croce. Karol Wojtyla, unanimemente considerato dai suoi connazionali il padre dell'indipendenza polacca, celebrò Messa proprio qui, all'aperto, davanti a mezzo milione di persone l'11 novembre 1979.

Gran parte della ricostruzione postsovietica si deve a due grandi artisti italiani, i pittori Bernardo Bellotto e Canaletto, che avevano dipinto il centro storico di Varsavia con tale precisione da