Nessun risarcimento alla sorella di Lea Garofalo: "Non estranea alla mafia"

Negato il risarcimento a Marisa, sorella di Lea Garofalo, perché secondo gli inquirenti la donna non sarebbe estranea agli ambienti mafiosi

Nessun risarcimento per Marisa, la sorella di Lea Garofalo, la testimone di giustizia che nel 2009 fu rapita e uccisa, dall'ex convivente, legato alla 'Ndragheta.

L'uomo, Carlo Cosco, e i suoi complici erano stati condannati all'ergastolo, dalla sentenza della corte d'appello del tribunale di Milano nel 2013, e i giudici avevano stabilito che la sorella della vittima avrebbe dovuto essere risarcita con cinquantamila euro, come aveva registrato Il Giornale. Quando la sentenza è diventata definitiva, Marisa ha chiesto al ministero dell'Interno il risarcimento che le spettava.

Prima di avere una risposta, la donna ha dovuto attendere due anni e mezzo, anche se la legge prevede un limite massimo di sessanta giorni. Alla fine la risposta è arrivata, ma è negativa. La prefettura di Crotone ha comunicato, come citato dal Corriere della Sera, che "il comitato ha espresso l’avviso di non accogliere la domanda", perché la donna non risulterebbe "essere del tutto estranea ad ambienti e rapporti delinquenziali", come invece prevede la norma.

La prefettura, infatti, rivoltasi ai carabinieri per conoscere i precedenti di Marisa, ha dichiarato di aver scoperto parentele con elementi appartenuti alle cosche mafiose di Petilia Policastro, zona della quale è originaria. Una scoperta che non fa scalpore, visto che era già ben noto che le sorelle Garofalo fossero cresciute in un ambiente criminale, ma decise entrambe a ribellarsi e, proprio per questo, Lea era diventata collaboratrice di giustizia e Marisa aveva testimoniato contro gli assasini della sorella.

Inoltre, i carabinieri avevano registrato una conversazione tra un membro della 'Ndragheta e la sorella di Lea, che aveva deciso di tornare in Calabria e senza protezione, dopo che i mafiosi avevano scoperto la casa sicura dove era stata portata dopo le sue testimonianze. Marisa, in quella telefonata, chiederebbe il ritorno della sorella a casa, ottenendo la rassicurazione di essere al riparo da ritorsioni, e dissimulando il pentimento di Lea. Da questa conversazione, gli inquirenti hanno dedotto la continuità dei rapporti delle sorelle Garofalo con la cosca mafiosa. Ma la richiesta di Marisa sembrerebbe, invece, un tentativo di chiedere clemenza per la sorella.

Nessun risarcimento verrà concesso ha chi ha cercato di combattere la mafia, rischiando la vita.