Noemi, le denunce inutili e quel padre complice

Nel silenzio agghiacciante le grida disperate dei parenti, lacrime come pioggia acida, amarissima, conclusione di undici giorni che racchiudevano ancora la speranza di rivedere Noemi, viva

N on c'è soltanto il nonno eroe che perde la vita cercando di salvare la propria famiglia, con lui morta nel fango buio dell'alluvione. Non c'è soltanto un padre che tenta invano di salvare il proprio figlio e la propria moglie dai fumi della solfatara. Livorno e Pozzuoli sono nuvole bianche, pagine stracciate da un'altra cronaca nera. C'è anche un padre bastardo che aiuta il proprio figlio assassino a nascondere il cadavere di una ragazza di sedici anni, uccisa per amore violento e miserabile esistenza.

L'uliveto, uno dei mille, nella campagna di Castrignano del Capo, mostra alberi antichi, malati di xylella; sotto i rami bruciati dalla maledetta, giaceva il corpo straziato di Noemi, appena e vilmente coperto da alcune pietre staccate dal muretto a secco davanti al quale era stato lasciato dai due delinquenti, dopo averla finita, a colpi di pietra, qualche metro più in là, dove la terra è diventata più rossa, di sangue, poi coperta e bonificata dalla calce viva.

Nel silenzio agghiacciante le grida disperate dei parenti, lacrime come pioggia acida, amarissima, conclusione di undici giorni che racchiudevano ancora la speranza di rivedere Noemi, viva. Undici giorni nei quali tutti sapevano, molti supponevano, alcuni mormoravano, nessuno interveniva.

Il Salento scopre l'orrore dopo un'estate di follia turistica, le masserie e le spiagge ritrovano il silenzio di settembre, la bara bianca si è portata via Noemi mentre attorno è incominciata la sagra del macabro, la processione dei pellegrini non verso il santuario di Santa Maria di Leuca, là dove si uniscono i due mari, le acque dell'Adriatico e quelle dello Ionio, ma sono curiosi ignoranti che vogliono vedere, quasi toccare, il luogo del misfatto, scattare fotografie, portare via un ricordo maligno, larve e insetti umani come sono larve e insetti quelli che ammorbavano l'aria intorno al luogo del delitto.

Padre e figlio, il complice e l'assassino, sono un'altra immagine, l'ultima in ordine di tempo, di una terra che ha già offerto la storia miserabile di Avetrana, un altro padre che decise di nascondere il cadavere di una nipote, una ragazza bambina, uccisa da altre mani di famiglia, una follia mafiosa, una complicità schifosa che denuncia una miseria sociale ed esistenziale che si aggrappa alla droga, al furto, alla violenza domestica, alle minacce, ai ricatti. Sarah Scazzi e Noemi Durini sono vittime di realtà fintamente felici, di giovinezze falsamente libere e indipendenti. Sono segnali di fumo nero e acre di una società tossica che fugge alle proprie responsabilità, che non affronta e, soprattutto, non comprende il pericolo, non risolve le denunce, dieci, cento, mille, di violenze, di soprusi, di aggressioni, perché ormai fanno parte del quotidiano, di una movida che conduce all'immobilità di menti e di corpi. Adolescenti alla ricerca della libertà e famiglie sfatte, disgraziate, disperate, senza grazia, senza speranza.

L'omicidio di Noemi Durini non è un semplice fatto di cronaca nera. È la sirena di allarme che continua a suonare mentre pensiamo che si tratti di un cattivo funzionamento, di una finestra socchiusa, di una porta lasciata aperta per caso. Invece è la gioventù che si spegne nel degrado, nella polvere di sogni facili, è la storia di famiglie che non sono più tali, di padri che non sono eroi ma assassini e complici, di madri silenziose, vittime codarde.

Il Salento è la terra bellissima de «lu sule, lu mare e lu ientu». Nell'uliveto di Castrignano del Capo, il sole è calato, il mare è appena oltre il muretto a secco e il vento puzza di morte.

Commenti
Ritratto di Roberto_70

Roberto_70

Gio, 14/09/2017 - 10:06

Quando ci sono certe denunce l'azione dovrebbe essere immediata. Qui si è perso tempo e la situazione è degenerata in uno squallore che sa di altri tempi.

Klotz1960

Gio, 14/09/2017 - 10:09

Scrivere articoli stile letteratura con immagini e riferimenti suggestivi o poetici su una vicenda come questa e perfino sul luogo del cadavere non e' compartecipazione emotiva ma una cinica ed incivile reificazione e strumentalizzazione estetico letteraria di una tragedia umana.

chebarba

Gio, 14/09/2017 - 13:38

sembra un romanzo popolare ma non è cosìQuesta cronaca che viene dispensata in tv, giornali, ecc serve solo a mistificare l'origine del problema Senza voler giustificare alcuno le cause di questi eventi sempre più frequenti vanno ricercate nella mancanza di educazione in generale e sentimentale in particolare Ci sono maschi e femmine che non diventeranno mai uomini o donne nel senso pieno di questa parola, abbandonati a loro stessi nella crecita e nella maturazione, privi della guida del genitore amorevole e autorevole (denunciare non significa essere un buon genitore) che insegni ad amarsi ed amare a rispettarsi e rispettare. e ciò è ravvisabile nell'agire sia dell'assassino/a sia della vittima. Questa primaria mancanza è ravvisabile in ogni condotta deviante, accompagnata al costante giusitificazionismo, relativismo, familismo, certezza dell'impunità familiare, sociale e giudiziaria. segue

chebarba

Gio, 14/09/2017 - 13:45

segue) oggi ognuno ritiene in base a un malato e incompreso senso di libertà di poter fare tutto ciò che vuole (drogarsi, morire, calunniare, non vaccinare, stuprare, rubare, imbrogliare, mentire, uccidere)infischiandosene di sè e del prossimo, a prescindere dalla propria età e dalle proprie condizioni. Ineducazione dilagante, che fa il paio con il disintresse (eccetto gli aspeti materiali) di cosa fanno di sè e del loro tempo i propri figli, dove e con chisono, se dormono in casa, se marinano la scuola. e che senso ha assecondare a 16 anni (quando dovrebbero aversi molti amici e qualche filarino)un legame morboso esclusivo tra due dolescenti,che non sono maturi per tutte le implicazioni dei una relazione? perchè gli adulti scimmiottano i ragazzi e viceversa?