Di nuovo al vaglio della Consulta la legge sulla procreazione assistita

Il Tribunale di Milano ha accolto il ricorso presentato da una coppia fertile ma portatrice di malattia genetica trasmissibile grave

La legge 40 sulla procreazione assistita (pma) finisce di nuovo sotto giudizio. Il Tribunale di Milano l'ha rinviata per l'ennesima volta alla Consulta accogliendo il ricorso presentato da una coppia fertile ma portatrice di malattia genetica trasmissibile grave. In questo caso, secondo la norma, non si può ricorrere alla pma nè alla diagnosi genetica preimpianto.

Questo nuovo rinvio "dà sicuramente nuova forza al significato delle azioni già pendenti in Corte Costituzionale, sollevate dal Tribunale di Roma sul caso di due coppie che si erano rivolte all'Associazione Luca Coscioni. L'udienza dinanzi i giudici della Consulta si avrà proprio il 14 aprile" e riguarda un caposaldo della legge. A dichiararlo è la segretaria dell'Associazione Coscioni Filomena Gallo, che ha sottolineato che il 14 aprile si deciderà dunque su tale divieto ma "il governo continua a latitare".

"Sono in gioco - spiega Gallo - le libertà delle persone, il loro desiderio di avere un figlio, la necessità di non trasmettere ai figli malattie gravi e invalidanti. La legge 40 del 2004 dà infatti allo Stato la possibilità di intromettersi pesantemente nella vita privata delle persone, negando il loro pieno diritto di decidere se e quando avere figli. Questa norma paradossalmente mette a rischio la salute delle donne, vietando la diagnosi genetica preimpianto e costringendole poi a ricorrere all'aborto se necessario. Un paradosso davvero crudele, per il quale la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha condannato l'Italia". La magistratura "ancora una volta si trova a colmare i ritardi della politica e decidere su questo divieto che discrimina le coppie fertili da quelle sterili nell'accesso alle tecniche. È ora che il Parlamento, che il Governo di Matteo Renzi, che ha abusato di slogan come 'coraggio' e 'cambiamento' - conclude- dimostri davvero uno strappo col passato e cancelli gli ultimi divieti rimasti della legge 40, senza attendere i pronunciamenti giuridici".