È ora che Renzi si sganci dai rottami della sinistra

L'ex segretario del Pd potrebbe trovare ora il coraggio di fare ciò che non ha fatto prima

Nell'autunno del 2014 in un articolo su il Giornale sostenni la tesi che Renzi godeva di un ampio appoggio popolare molto al di là dell'elettorato del Pd. La controprova l'abbiamo avuta nelle elezioni europee della primavera successiva condotte sotto la sua guida, in cui il Pd raggiunse il 40% dei voti. Voti suoi, non del partito. Quel periodo fu decisivo per l'assetto politico italiano. Renzi si trovava di fronte due alternative. O restare nel vecchio partito e cercare di impadronirsene oppure lasciarlo e fare un nuovo movimento come avevano fatto Bossi, Berlusconi e Grillo. Un movimento che occupasse il centro e capace di offrire una casa sicura alla borghesia e alla piccola borghesia, come un tempo aveva fatto la Democrazia cristiana.

Renzi ha avuto paura di scegliere questa strada e ha cercato di conquistare il partito. Probabilmente credeva di dominarlo, trasformarlo, convertirlo prendendone la segreteria e alcuni organi vitali. Non aveva capito che alla sua base c'era una smisurata struttura sociale-politica-sindacale che affonda le sue radici nella storia del Novecento, nel comunismo di Togliatti, di Berlinguer, nei partigiani, in Bella Ciao, nei sindacati, nei centri sociali, negli immigrati, nelle Acli, in una cultura arrogante convinta che tutti gli altri non valgono niente, mentre loro sono una razza eletta e perfino biologicamente diversa. E questo immenso apparato che continua a vivere nelle sezioni, nelle fabbriche, nei sindacati, nelle scuole, nelle banche, nella magistratura, nelle case editrici, nei centri culturali e nel cinema lo ha a poco a poco stritolato.

Ma proprio ora che il Pd si sta avviando alla rovina, Renzi potrebbe trovare il coraggio di fare quello che non ha fatto allora, uscire dal partito, creare un movimento coi suoi compagni più fedeli ma spalancato a tutti. Lasciandosi alle spalle e le tradizioni della sinistra comunista e ciò che lui stesso ha fatto quando era nel partito e presentandosi sulla scena politica sullo stesso livello delle forze giovani di oggi: i Cinque stelle e la Lega di Salvini.

Commenti

Popi46

Dom, 29/04/2018 - 16:14

Spero,ma non so se Renzi abbia il coraggio di farlo....se lo avrà passerà alla storia e,forse,metterà una pietruzza nella costruzione di un’Italia libera dalle catene ammuffite di un passato obsoleto.... Ragazzi, il mondo non è più quello dell’Anpi,delle foibe,degli boia chi molla...

Nick2

Dom, 29/04/2018 - 16:20

Pensa a Forza Italia, che a giorni morirà. Cameriere!

emigrante

Dom, 29/04/2018 - 18:03

Possibile che ancora la si meni e remeni con questo "Renzi"? Non lo vogliamo! Con milioni di Italiani, possibile che l'unica testa d'uovo considerata in grado di fare il bene dell'Italia, gia' portata alla rovina da questo individuo, debba essere Renzi? Aborrisco il PD, come gia' prima PCI, Rifondazione e compagnia bella. Ma Renzi e' il peggio del peggio.

Ritratto di pravda99

pravda99

Dom, 29/04/2018 - 19:30

Bravo Alberoni. Proprio un articolo "della Domenica"...Cosa ci sia nel PD di Togliatti, Bella Ciao e centri sociali, lo sa solo lei e quelli che ancora hanno le fette di comunismo sugli occhi per giustificare le proprie incapacita`. Quanto a cultura arrogante, razza eletta etc, beh qui ha ragione, ma cio` e` esattamente il Renzismo pseudo-centrista d'accatto, snocciolato anche da doppio perdente. Io spererei davvero che Renzi si sganciasse, ma non sembra averne intenzione. Ormai ha inquinato l'essenza del partito con la sua spocchia e inconcludenza, e sguazza sereno in questo brodo insipido e tossico. Il "CAMERIERE!" che le appioppa NICK2 e` un complimento per lei. Torni a scrivere quei melensi articoli sull'amore di qualche anno fa. Di politica capisce poco.

ghichi54

Dom, 29/04/2018 - 21:39

Renzi ha fatto pulizia nel PD e non c'è nessun bisogno che se ne vada. Quanto ai voti persi, il motivo è molto più semplice, gli Italiani, soprattutto al Sud, ma non solo, pensavano che Renzi fosse come tutti i politici che l'hanno preceduto e che continuasse con l'assistenzialismo a pioggia. Dopo l'abolizione dell'articolo 18 e tutte le leggi fatte all'insegna della meritocrazia e dell'impegno personale ( chiedetevi quello che potete fare per lo Stato e non viceversa) gli Italiani hanno capito che si dovevano impegnare seriamente e che era finito il tempo del panem et circenses,e così lo hanno abbandonato.

Una-mattina-mi-...

Dom, 29/04/2018 - 22:08

L'UNICO CORAGGIO CHE DEVE TROVARE, SE E' UN UOMO, E' QUELLO DI ANDARE A LAVORARE. PURTROPPO, TEMO RIMARRA' IN POLITICA: TROPPO FACILE, TROPPO COMODO...

Divoll

Dom, 29/04/2018 - 22:11

E' ora che Renzi sparisca dalla politica italiana!!!

maurizio.fiorelli

Dom, 29/04/2018 - 23:35

Condivido al 100% l'articolo del dottor Alberoni. A mio avviso, però, parla e promette troppo e sembra avere troppa fretta di sfondare anche se un nuovo partito domanda sicuramente tempo e pazienza prima di crescere, saprebbe farlo?

nopolcorrect

Lun, 30/04/2018 - 00:12

E' la cosa che Renzi deve decidersi a fare. Punto. Bene comunque la porta chiusa a Di Maio e al M5S. Fine del sogno del secondo forno da parte di Giggino Masaniello.

apostata

Lun, 30/04/2018 - 16:30

Consiglio improponibile. Il colpo alla nuca a renzi l’ha dato il referendum che avrebbe fatto fare al paese un balzo avanti. Dopo è stato anatra zoppa e ha dovuto assecondare il sinistrume, francesco, i radicalchic. Alla disfatta ha concorso la politica d’accoglienza senza controllo, senza progetto, senza limiti, senza prospettive a scapito della sicurezza percepita e degli italiani in difficoltà, un fenomeno sottovalutato nelle analisi, ma tale da portare alla brexit. Ha dovuto fare i conti con il becerume suicida di d’alema, bersani e altri ominicchi che hanno creduto di rifondare, come l’articolo consiglia a renzi, un nuovo partito. La fondazione di un nuovo partito era un’avventura impossibile dopo l’azzoppamento e prima era prematura. Alla leopolda renzi, ancora una risorsa per pd e paese, ha preso le redini con una strategia condivisa. Occorre dire per inciso che il voto contrario al referendum fu un errore che a berlusconi è costato molti voti.