Ordini merce su Amazon? Arriva nella tua macchina

Il nuovo sistema sarà testato a Monaco con alcune Audi. Un campione ristretto, ma in futuro chissà...

C'è un intoppo in cui incorrono molto spesso quanti hanno ordinato un pacco su internet. Se il palazzo dove abitiamo non ha un custode, la consegna diventa un problema. C'è chi risolve facendosi spedire la merce da un amico, chi approfitta del posto di lavoro. E chi (Amazon, per esempio) prova a bypassare il problema, testando nuovi metodi.

L'ultima di una serie di innovazioni che il colosso dell'e-commerce sta sperimentando è quella della consegna "in macchina". Nel senso, per chiarire, che è il pacco stesso ad arrivare direttamente nella propria automobile, depositato dal corriere di turno nel bagagliaio.

Non vale per tutte le automobili, e per ora neppure per un campione particolarmente esteso dei clienti di Amazon. La nuova opzione di consegna sarà infatti attivato solo a Monaco di Baviera, grazie a un accordo tra la casa automobilistica Audi e i corrieri della DHL.

Il sistema, una volta capito il trucco, è semplice. Alcuni modelli Audi permettono di aprire il bagagliaio con un codice temporaneo, generato di volta in volta. Il codice viene fornito a chi deve effettuare la consegna, che rintraccia la macchina del cliente e infila il pacchetto direttamente in auto. Semplice.

A preoccupare è forse la sicurezza del metodo. Un problema a cui però DHL, Amazon e Audi hanno già iniziato a pensare. Il codice vale soltanto per un breve periodo di tempo e per un solo utilizzo e si disattiva appena il bagaglio viene chiuso di nuovo. Resta il fatto che permettere a uno sconosciuto di mettere - letteralmente - le mani nella propria auto è un'idea che pochi potrebbero trovare allettante.

Commenti
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gzorzi

Ven, 24/04/2015 - 16:16

Prevedo un caos bestiale, se poi il "fattorino" è il solito extracomunitario sottopagato, ci sarà da ridere.

Bacco64

Ven, 24/04/2015 - 17:23

Non è una novità assoluta. In Canada VOLVO ha già lanciato e realizzato un progetto pilota nel corso dello scorso anno a conclusione di uno studio nato nel 2008. Dai ritorni che ho avuto da colleghi canadesi, non mi sembra sia stato un grandissimo successo.....comunque l'idea in sè è valida, peccato che in Italia sia totalmente inapplicabile per ovvie ragioni che non sto ad elencare.