Paese che vaiprezzo che troviE in Italia si paga di più

Un’indagine di <em>Altroconsumo</em> ha analizzato i prezzi di 635 prodotti in vendita nelle grandi catene internazionali di 8 paesi europei. Italia, Portogallo e Spagna pagano di più

Paese che vai, prezzo che trovi. Sapete quanto paga un tedesco la libreria expedit di Ikea che da noi costa 30,40 euro? 21 euro e 90. E non solo, siamo il Paese che la paga di più in tutta Europa. E’ quanto emerge da un’indagine di Altroconsumo che ha analizzato i prezzi di 635 prodotti in vendita nelle grandi catene internazionali di otto paesi europei: Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Italia, Olanda, Portogallo e Spagna.

Risultato? Non solo le grandi catene (Ikea, Zara, H&M, Fnac, Burger King, McDonald’s, Media World, Disney Store, Decathlon, Levi’s, The Body Shop, Mango e Yves Rocher) praticano prezzi diversi nei Paesi in cui operano ma quelli che pagano di più sono i paesi più poveri: Portogallo, Spagna e Italia.

Sembra proprio che nella politica di prezzi differenziati il potere d’acquisto dei singoli Paesi non sia affatto tenuto in considerazione. E così lo “spread” complessivo di tutte le catene rapportato al potere d’acquisto di ogni Paese si impenna nei Paesi dell’Europa meridionale, che già hanno una capacità di spesa inferiore: portoghesi (+36%), spagnoli (+23%) e italiani (+15%). Il discorso è opposto per i consumatori del Nord Europa con in testa Germania e Lussemburgo che vantano i prezzi più bassi.

McDonald’s. La catena di fast food più famosa al mondo punta su prezzi differenziati. In rapporto al costo della vita, i Paesi europei più penalizzati sono Spagna e Portogallo anche se proprio in quest’ultimo i costi dei prodotti sono teoricamente leggermente più bassi. Un Bigmac che in Portogallo costa 2,85 euro, in Italia si paga 3,50 euro mentre in Francia e Lussemburgo 3,90 euro.

Ikea. In verità qui i prezzi sono nel complesso omogenei. Quando però la differenza c’è si nota come nel caso della libreria Expedit: In Italia costa 30,40 euro contro i 21,90 euro della Germania e i 19,95 euro di tutti gli altri Paesi.

Media World. Nel caso del regno dell’elettronica le differenze di prezzo tra un mercato e l’altro sono limitate al 10% massimo. Lo stesso televisore Philips 32” 3D che in Italia e in Olanda costa 569 euro, arriva a costare 649 euro in Portogallo, 679 euro in Spagna e 749 euro in Belgio.

Fnac. La catena francese pratica una politica di prezzi sciovinista: meno cari i prodotti in Francia. Nei punti vendita italiani Fnac, i prodotti sono più cari del 12%, che diventa 32% se si introduce la variabile del potere d’acquisto. Un cd di Adele che in Francia costa 10,99 in Italia costa 1euro in più, in Spagna e Portogallo 3 euro in più e in Belgio fino a 4 euro in più.

Decathlon. La catena di articoli sportivi, che conta più di 400 negozi, ha optato per i prezzi standard. Senonché, per via dei diversi livelli di costo della vita, questa strategia finisce per premiare il suo paese d’origine, la Francia.

Levi’s. Differenze di prezzo quasi impercettibili caratterizzano il brand famoso per i jeans. Comprare un paio di pantaloni in un Paese invece che in un altro consente un risparmio che mediamente non supera il 2%.

Zara. I prezzi che Zara pratica sul suo sito online in Spagna e in Portogallo sono molto più bassi di quelli che si possono trovare nel resto d’Europa, dove si utilizza una politica di prezzi omogenei. Il cliente italiano potrebbe essere tentato di acquistare dal sito spagnolo, tuttavia una clausola specifica ne fa espressamente divieto.

H&M. La catena di abbigliamento low cost preferisce variare i prezzi in maniera soft. ll principale mercato di questa catena, che vanta 2.500 negozi in 44 mercati, è la Germania, seguito da quello statunitense, francese e inglese.

Per l’indagine Altroconsumo ha analizzato i prezzi di 20 capi d’abbigliamento maschili, femminili e per bambini. Rispetto agli otto mercati europei considerati, l’Italia si posiziona al 5° posto. E se acquistassimo i prodotti nei Paesi in cui le catene hanno prezzi più bassi? Il pensierino lo abbiamo fatto tutti, purtroppo si va incontro a un buco nell’acqua. Sui siti non si contempla l’estero come possibile destinazione dell’invio. E quando specifichiamo che l’indirizzo di consegna è l’Italia è tutto un fiorire di divieti. Inutile quindi andare per esempio sul sito spagnolo di Zara o su quello olandese di Decathlon. Invece sul sito francese di Fnac sono leggermente più aperti: non inviano prodotti hi-tech, ma libri, cd, dvd e biglietti per spettacoli sì.

Commenti
Ritratto di MIKI59

MIKI59

Mar, 03/07/2012 - 17:18

E' qui l'inghippo dell'euro. Negli Stati Uniti d'Europa, se fossero mai esistiti, si sarebbe dovuto pagare eguale dappertutto, con stipendi per livelli pari, eguali dappertutto. Questo sta a significare che l'Europa unita è molto lontana.

piertrim

Mar, 03/07/2012 - 18:56

Non meravigliatevi: in Italia tutto ci costa di più! Perché dobbiamo mantenere 3,5 milioni di statali e 7 milioni di immigrati, oltre ad altri che sarebbe troppo lungo elencare.

cgf

Mar, 03/07/2012 - 21:14

In Italia/Spagna/Portogallo si pagano molte più tasse e tanti servizi costano di più, dove è la meraviglia di Altroconsumo? solo capaci di far piovere multe che.... indovina indovinello chi intasca le multe appioppate dalle autorities?

Il_Presidente

Mer, 04/07/2012 - 03:08

ci voleva proprio una "buona" notizia del genere... mavvafff

Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Gio, 05/07/2012 - 12:23

E' per l'articolo 18. Me l'ha detto un uccellino. Speriamo che la Kamusso non faccia scappare anche quell'uccellino.