Un Paese alla svolta su infrastrutture e servizi

Aumentano i gruppi che si rinnovano. Il volano dell'Expo per il made in Italy

Infrastrutture, energia, servizi e l'alta moda: l'Italia crede nelle sue potenzialità per ripartire, facendo leva sulla vetrina internazionale dell'Expo di Milano. Il nostro Paese si sta rimettendo in moto, preparandosì ad affrontare (e battere) una concorrenza sempre più dal respiro internazionale. Ne sono esempi concreti il rinnovamento delle Ferrovie dello Stato, il nuovo look delle stazioni delle grandi città, la svolta di Finmeccanica e il successo del design italiano all'estero, fino all'attesa quotazione in Borsa delle Poste. La cui privatizzazione rappresenta peraltro il culmine di un lungo processo di sviluppo e diversificazione industriale che ha affiancato i servizi finanziari e le tlc all'attività originaria di recapito della corrispondenza.

Si tratta di un'altra eccellenza italiana pronta a raccogliere la sfida del mercato sotto il segno della digitale. Con una costante rispetto al passato: la privatizzazione (e l'approdo sul listino azionario di Piazza Affari) come motore di sviluppo.

Basti pensare ai casi di Eni ed Enel che con l'ingresso in Piazza affari hanno colto lo spunto per incrementare la propria presenza internazionale. O di Autostrade per l'Italia, che da quando è uscita dal perimetro Iri, ha aumentato l'offerta di servizi sempre più evoluti. Insomma, una capacità di crescere che non appartiene più solo ai settori tradizionali del made in Italy come l'alta moda (ne sono un esempio Prada, Ferragamo o Tod's) o la gastronomia (è il caso del successo internazionale di Eataly che pure pensa all'Ipo). È da qui, dalle infrastrutture e dalla ricerca di una soluzione per liberare le banche dai crediti deteriorati, che l'Italia sta provando a ripartire, lasciandosi alle spalle sette anni di crisi. L'ingresso in forze dei grandi investitori esteri - americani, cinesi, arabi, tedeschi - nel libro soci delle maggiori società quotate in Piazza Affari dimostra tutto il fascino che ha l'Italia all'estero. Ora spetta al governo e ai capitani d'azienda sfruttarlo e rimediare a qualche ritardo infrastrutturale (come la banda larga).