Paghiamo ancora il commissario per l'Irpinia

Una poltrona è per sempre, come i diamanti. E una proroga, come un caffè, un titolo da cavaliere e un sigaro Toscano, in Italia non si nega a nessuno. E poi centomila euro di finanziamento, che saranno mai, nel mare magnum della spesa pubblica. Così, a quasi quarant'anni dal sisma che il 23 novembre 1980 ha squassato l'Italia meridionale, ecco che il Parlamento ha prolungato fino a dicembre l'incarico del commissario per la ricostruzione dell'Irpinia. A stabilirlo il voto, l'altra sera, a quel mostro giuridico chiamato appunto Milleproroghe. Ma non basta: tra i tanti provvedimenti nel calderone, pure il rinnovo del liquidatore delle Olimpiadi di Torino, quelle del lontano 2006.

Nel 1980 al governo c'era Arnaldo Forlani, i telefoni erano fissi o a gettone e l'auto più venduta era la Fiat 127. La canzone più sentita? «Balla balla ballerino», di Lucio Dalla. Sono passati 37 anni, il terremoto dell'Irpinia ha attraversato la storia di diverse generazioni, ha riempito libri e superato inchieste e processi, eppure il commissario straordinario, da Palazzo Armieri su via Marina a Napoli, ha ancora il suo bel da fare: strade da finire, monumenti da salvare, soldi assegnati ai comuni da far spendere, contenziosi da risolvere. Perché in Italia non c'è nulla di più definitivo del provvisorio, fino alla prossima proroga.