"Palmina non si suicidò": la denuncia 35 anni dopo

Riaperto il caso della ragazza arsa viva nel 1981 a Fasano

Aveva 14 anni e fu arsa viva a Fasano l’11 novembre 1981, in provincia di Brindisi. Palmina Martinelli, poco più che bambina; in foto il suo sguardo rivolto ad un futuro pieno di sogni mandati in frantumi per essersi rifiutata di prostituirsi. Alcool e fuoco, una combinazione letale per quel povero corpo trovato in fiamme nella doccia senza acqua.
A distanza di 35 anni, una delle sorelle, Giacomina Martinelli, ha presentato una denuncia, nei giorni scorsi, al procuratore della Repubblica presso il tribunale di Brindisi per dimostrare che Palmina non si suicidò, come fu ipotizzato all’epoca.

Secondo fonti di stampa, nell’esposto si fa riferimento a “‘riscontrati fatti certi’ dai quali ‘deriva senza ombra di dubbio la prova dell’omicidio volontario’”.
Giovanni Costantini, all’epoca fidanzato di Palmina, e il suo fratellastro Enrico Bernardi furono processati. I due furono indicati dalla vittima come responsabili dell’omicidio. Le sue parole sul letto di morte furono registrate, con l’aiuto dei medici rianimatori, dal magistrato che fu pubblico ministero del processo di primo grado, Nicola Magrone.

Secondo le indagini, nei giorni intorno all’11 novembre di trentacinque anni fa, Costantini era a Fasano pur facendo il servizio militare a Mestre. Nonostante questo dettaglio, la Corte di Cassazione assolse Costantini e Bernardi, stabilendo che Palmina si era data le fiamme da sé. Questo spinse Magrone a dire che il giudizio condannava Palmina come una calunniatrice.

Oggi, la sorella Giacomina rivendica un’altra verità per la morte della ragazza e nella denuncia specifica aspetti fondamentali per riaprire il caso. Nel documento in mano alla magistratura c’è una perizia che l'anatomopatologo Vittorio Pesce Delfino ha realizzato con tecniche computerizzate per analizzare le immagini delle ustioni di Palmina. “Il volto di Palmina era protetto – secondo Pesce Delfino – con entrambe le mani prima dello sviluppo della vampata e quindi dell’innesco dell’incendio. Le fiamme furono provocate da altri”.

Il caso scosse l’opinione pubblica che ancora non dimentica, come la sua famiglia. A Fasano sorge una piazza a suo nome: “Largo Palmina Martinelli”. Palmina vittima di una violenza più grande di lei.