Palombini: "Amatrice chiede lavoro. Il governo si ricordi delle promesse"

Il sindaco uscente, già vice di Pirozzi, si ricandida. «Sono deciso a stare in prima linea, Amatrice ha bisogno di riattivare l’economia, di guardare al futuro e ritrovare la dignità del lavoro. Da Conte e Crimi pretendiamo risposte».

Filippo Palombini dal maggio 2018 è il sindaco di Amatrice. É succeduto a Sergio Pirozzi, di cui era il vicesindaco, dopo che quest’ultimo ha optato per la carica di consigliere regionale del Lazio. Ha guidato il comune reatino colpito dal sisma e lo ha condotto alle elezioni in programma il prossimo 26 maggio, elezioni a cui si presenta con una lista civica. Sindaco Palombini, cosa l’ha spinta a candidarsi? «Ho deciso di candidarmi perché ritengo che questa esperienza vissuta dal 24 agosto 2016 nell’amministrazione, e soprattutto negli ultimi 10 mesi come rappresentante legale dell’Ente, sia un importante punto di partenza, che mi ha consentito di conoscere a fondo le problematiche, ciò che funziona, ciò che non funziona, le azioni che si devono fare. Mi sento pronto a dare il mio contributo, con lo stesso senso di responsabilità con il quale ho affrontato questi mesi. Sono deciso a stare in prima linea e voglio rimettermi in gioco per questa sfida». Come sono i rapporti con Pirozzi? «Abbiamo lavorato bene insieme, Pirozzi ha aiutato Amatrice con la sua visibilità, poi ha scelto una strada politica, ha fondato il suo movimento. Io credo che oggi Amatrice debba stare il più possibile fuori dalla politica, coinvolgendo tutti in una missione comune». Nei giorni scorsi lei ha scritto una lettera al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, chiedendogli di aiutare Amatrice e favorire in ogni modo l’occupazione. «Sì, ho scritto questa lettera nel giorno della Festa del lavoro del Primo Maggio. Purtroppo ciò che è stato inserito nello Sbloccacantieri non ci soddisfa, speriamo che ci siano emendamenti migliorativi in grado di dare risposte importanti a questa comunità». Ha avuto qualche risposta dopo questa lettera? «No, soltanto un po’ di attenzione mediatica. Noi abbiamo un disperato bisogno che si faccia qualcosa per le imprese e le attività commerciali che a volte eroicamente stanno provando a ripartire, nonostante un futuro pieno di incognite. Abbiamo bisogno di turismo, di riattivare l’economia delle seconde case, serve un programma forte di stimoli. A gennaio qui venne Crimi e facemmo presente di cosa avevamo bisogno». A quali provvedimenti pensa in particolare? «Servirebbe un decreto ad hoc per rivitalizzare le zone di montagna, una defiscalizzazione per le imprese che restano sul territorio, magari il r everse change per l’Iva. E sul fronte della burocrazia serve uno snellimento delle procedure». Come si vive oggi ad Amatrice? «C’è una situazione di vita temporanea, le soluzioni abitative sono state trovate ma bisogna superare lo stallo dal punto di vista agricolo e imprenditoriale. Serve decoro, dignità, un disegno di più ampio respiro, bisogna restituire a chi vive ad Amatrice il senso dello stare insieme e una visione del futuro. Non si può vivere in attesa di qualcosa, bisogna trasmettere fiducia e pretendere risposte».