Parma capitale? Dell'ignoranza e del degrado

Martedì ero in una trattoria di Parma, anzi, in una degusteria, come stucchevolmente cominciano a chiamarsi questo tipo di locali, e mangiavo anolini in brodo, serviti nella scodella, e guardavo le fotografie di Giuseppe Verdi, incorniciate alle pareti, e ascoltavo le canzoni di Sanremo, diffuse ad alto volume dall'impianto.

Com'è potuta venire in mente al titolare una simile disarmonia, tale fragorosa stonatura? In quel posto non entrerò più perché esprime troppo bene lo sconfortante programma della mia città, sì, la capitale della cultura 2020: calpestare il proprio passato e però sfruttarlo per accalappiare i turisti. Che, essendo di bocca buonissima e di ignoranza grassissima, cascano nelle trappole dei peggiori ristoranti del centro che servono lasagne alla bolognese e melanzane alla parmigiana come se fossero specialità locali.

Se questa è cultura sono cultura anche le gondole di plastica made in China sulle bancarelle veneziane (in effetti Gillo Dorfles sul kitsch dei souvenir ci ha scritto addirittura un libro). Io, se permettete, ho idee diverse: per me cultura è il produrre cultura, non il dilapidare la cultura prodotta dai nostri avi. Appena ho saputo della proclamazione mi è venuta in mente una vecchia frase di James Joyce: «Roma fa pensare a un uomo che si mantiene mostrando ai viaggiatori il cadavere di sua nonna». Ovviamente, al posto di Roma, si può mettere il nome di una qualsivoglia città d'arte italiana: Parma compresa, compresissima. La cosa più bella dell'operazione «Capitale della Cultura» è il marchio disegnato da Franco Maria Ricci, massimo parmigiano vivente.

Ma è come dire che la cosa più bella del Teatro Regio è il lampadario. Anche lo slogan non è male: «La cultura batte il tempo». Purtroppo è falso, siccome il tempo ha battuto la cultura. Viviamo il tempo dell'invasione, a Parma come quasi ovunque, solo che qui fa più effetto perché gli africani hanno preso possesso proprio dei luoghi culturalmente cruciali. Se vuoi andare a vedere il monumento a Toscanini devi farti largo fra gli spacciatori. Se vuoi visitare il Teatro Farnese devi evitare di passare dal piazzale della Pace, toponimo che una volta aveva un significato e adesso un altro: Pace-indotta-dagli-stupefacenti.

Se arrivi in treno devi farlo prima del calar del sole, quando in piazzale Dalla Chiesa le bande di nigeriani, presenti h24, si fanno più minacciose. Se arrivi in macchina devi stare attento a non imboccare via Trento dove nere sentinelle, appostate ai crocicchi anche in pieno giorno, ti scruteranno per capire se sei un cliente o un credulone convinto che lo Stato controlli ancora il territorio. Io, se fossi il sindaco di una città ridotta in questo modo, di una città, lo ripeto perché è gravissimo, dove le persone perbene hanno paura di andare in stazione e sempre più spesso scelgono l'automobile, sarei disperato, ma Federico Pizzarotti ride sempre e adesso ride perfino più del solito perché questa faccenda della Capitale della Cultura lo ha trasformato nel classico gatto col topo in bocca.

Se ne vanterà da qui alla fine dei suoi giorni di aver battuto Bitonto. Perché, va detto pure questo, le altre concorrenti al titolo erano cittadine alquanto minori: non c'era bisogno del nostro piccolo Napoleone per battere Casale Monferrato. Inoltre il ruolo di capitale italiana della cultura non va confuso con quello di capitale europea della cultura che sta portando a Matera centinaia di milioni per nuove strade, restauri, grandi concerti, mostre. Tutto un altro impatto. L'anno scorso capitale italiana della cultura era Pistoia: se n'è accorto qualcuno?

Qualche soldo comunque arriverà, un monumento fatiscente, l'Ospedale Vecchio, forse verrà finalmente restaurato, ma soprattutto si parla di iniziative dall'inequivocabile sapore settantiano: portare la musica del Conservatorio nelle periferie, allestire spettacoli teatrali sulla memoria (scommetto una scodella di Lambrusco che si tratterà di Resistenza).

Insomma, nel vasto e vago programma, nei comunicati tripudianti, nelle dichiarazioni eccitate, si legge in controluce la vecchia ideologia assessorile e assistenziale della partecipazione, però riverniciata dall'abuso molto contemporaneo dell'inglese («open call», «creative driven») e degli aggettivi «multimediale» e «multiculturale». Quest'ultimo almeno è onesto, visto che Parma è la città del rapper di origini ghanesi Bello Figo, che ieri su Instagram ha scritto: «Tutti sanno ke un Sako Di Fighe Bianke Mi Dikono Sempre Amore mi sento Protetta Quando Ci Sei Tu!!». Altro che Giuseppe Verdi e il suo librettista Arrigo Boito, vecchi signori monoculturali... Che però vanno continuamente riesumati e strumentalizzati perché senza di loro, nel 2020, i teatri e i ristoranti chi li riempirebbe?

Commenti

mistermodus

Sab, 17/02/2018 - 11:06

Sig. Langone, abito a Fidenza e a Parma non è possibile più metterci piede. Con tristezza, devo complimentarmi per il Suo lucido e impeccabile articolo di cronaca quotidiana: ahimè, raccoglieremo la tempesta del vento che stiamo seminando!

Ritratto di giovinap

giovinap

Sab, 17/02/2018 - 11:27

egregio camillo langona, quello che ha scritto di parma potrebbe andare bene per qualunque altra città italiana!

venco

Sab, 17/02/2018 - 11:37

Certo che Pizzarrotti ha ereditato il dovere di riparare i disastri fatti dalle giunte precedenti.

Cheyenne

Sab, 17/02/2018 - 11:52

parma come tante città amministrate da sinistri e grillini veri o finti sono ridotte a cessi. Ora i comunisti hanno inventato questa cazzata tanto per dare uno zuccherino ai sindaci più cxxxxxxi (orlando a palermo, pizzarotti a parma ed altri). Siamo ormai come il vietnam del sud ai tempi della guerra: lo stato controlla si e no 1/3 del territorio

greg

Sab, 17/02/2018 - 12:54

Egregio Langone. Io non sono di Parma, ma vi ho trascorso 4 anni come convittore al Convitto Nazionale Maria Luigia, di Borgo Lalatta (ex Collegio dei Nobili), poi avevo dei grandi amici con i quali facevamo spesso delle cenate, per esempio si andava a mangiare al Castello di Felino ed una sera avemmo come ospite d'onore la Renata Tebaldi (che, se non ricordo male, per un certo periodo ne fu anche proprietaria). Spesso si andava anche a Sanboseto alla trattoria Cantarelli, dove si mangiava in modo magnifico e si beveva un Fortana, frizzante, che sollevava lo spirito, Ma le chiedo di scusarmi, io non ho mai sentito parlare di Lambrusco di Parma: Può darsi che, essendo assente da anni dall'Italia, nel tempo qualcuno abbia portato il vitigno Lambrusco anche nelle terre parmensi, ma sarebbe un delitto, tipo il Salamino Reggiano fatto passare per Lambrusco

giottin

Sab, 17/02/2018 - 13:12

Per fortuna Parma è governata da un ex grillo, quello che litigò con il fondatore e si fece espellere per fare di testa sua!!! Nemmeno lui è riuscito ad espellere le risorse diversamente bianche anche se delinquono! Siamo tutti marci irrecuperabili!

greg

Sab, 17/02/2018 - 13:23

Che Parma sia tanto decaduta lo sapevo fin da anni fa, quando portai mia moglie e le mie figlie a mangiare alla Filoma di Parma. A mia moglie, di robusto appetito bolognese, avevo descritto la bontà dei tortelli alle erbette con burro fuso e parmigiano reggiano.Lei non li aveva mai mangiati e li trovò buoni, ma io che ne ero stato un estimatore antico, sentì sulla lingua tutt'altro sapore di quello che conoscevo, e trovai nel servizio una pallida ombra della confidenza conviviale tipica dei parmensi di buon gusto gastronomico (tanto per intenderci, come i Cantarelli dei bei tempi passati). Prima di allora, quando passavo da Parma, ed era l'ora canonica del pranzo, era un piacere uscire dalla A1 ed andare a Samboseto, Cantarelli, a Soragna, Locanda del Lupo. Ma ora, le rare volte che sono in Italia, scelgo altre strade: Parma non è più una meta ambita, e lo dico con sincero dispiacere

hectorre

Sab, 17/02/2018 - 14:13

egregio greg"....uno scioglilingua!.....nell'alrticolo, oltre alle sacrosante verità descritte con tanto di vie e luoghi, l'egregio Langone non parla di lambrusco di Parma ma piu semplicemente di lambrusco...forse più legato ai gusti personali del giornalista che ai luoghi e ai vitigni dal quale si ricava questo sincero e frizzante vino.

Ritratto di Rudolph65

Rudolph65

Sab, 17/02/2018 - 14:26

Signori,permettetemi di dire che fino a quando ci saranno i comunisti o affini nei posti chiave,l'Italia sprofonderà sempre di più,culturalmente e politicamente. Il 5 marzo vedremo di che pasta sono fatti gli italiani.Persone con i cosidetti o dei cialtroni?

Ritratto di Angelo Rossini

Angelo Rossini

Sab, 17/02/2018 - 14:26

Più che le magagne di Parma cercate con sadica determinazione, all'autore premeva "annunciare" che gli ultimi amministratori, di colore politico non gradito, sono cattivi. La città è bellissima e visitarla con serenità restituisce gioia agli occhi e al cuore. Provare per credere.

frabelli1

Sab, 17/02/2018 - 14:40

Capitale della delinquenza rossa

Ritratto di nordest

nordest

Sab, 17/02/2018 - 15:13

Non c’è da meravigliarsi con comunisti che ci abitano :sporcizia e degrado e disonestà è il loro motto.

Dordolio

Sab, 17/02/2018 - 16:02

Ottimo articolo. Me lo sono salvato per delibarlo in ulteriori occasioni.

tosco1

Sab, 17/02/2018 - 16:16

Qualcuno crede all'assegnazione di questi trofei bizzarri con commissioni che non abbiamo interessi politici di comodo? Siamo in Italia, non ce lo scordiamo. Anche quest'anno potrebbe essere da ridere.

Tenedotante

Sab, 17/02/2018 - 16:30

E poi non gli ho gnenca det 'marziano' perché se l'è d' Venere l'è cumpà dire a un milanesta ch'l'è d'l'Inter (chi lo cantava?). Uno che si chiama Rossini! A Parma!

Tenedotante

Sab, 17/02/2018 - 16:33

E po non ci ho gnenca det 'marziano' perché s'l'è d'Venere è cumpà dire a un milanesta ch'l'è d'l'Inter (chi lo cantava?). Uno che si chiama Rossini! a Parma!

autorotisserie@...

Sab, 17/02/2018 - 17:34

LA DOVE GOVERNANO I COMUNISTI MISERABILI ...GUERRA ,FAME , DISPERAZIONE LATROCINI PROSTITUZIONE, CLANDESTINITA,' RUBERIE,,... E' IL LORO HUMUS...MISERABILI LORO E LA LORO MALEDETTA IDEOLOGIA ASSASSINA.

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Sab, 17/02/2018 - 17:36

Sto vedendo adesso (h. 17,30) su Rai Storia "La ragazza con la valigia" ambientato a Parma nel 1961: meravigliosa, ma evidentemente non è la stessa città di adesso!

MARIOMEN59

Sab, 17/02/2018 - 17:39

GIOVINAP : HAI SCORDATO D'INSERIRE < PURTROPPO > TRA PARMA E POTREBBE !!! PERCHE' PURTROPPO QUESTA E' LA REALTA' DELLE COSE !!!

MARIOMEN59

Sab, 17/02/2018 - 17:44

VENCO : PIZZAROTTI E' SINDACO DI PARMA DA BEN 6 ANNI .....BASTA CON LE SCUSE DI COSA HA EREDITATO !!!!

Ritratto di Koerentia

Koerentia

Sab, 17/02/2018 - 22:14

Descrizione di una triste decadenza che va bene anche per Padova-Vicenza-Verona e non vi dico VENEZIA.

diegriva

Sab, 17/02/2018 - 23:45

Sinceramente io questo distruttivismo anti italiano non lo capisco...proprio non riesco a capirlo.

Ritratto di pasquale.esposito

pasquale.esposito

Dom, 18/02/2018 - 00:01

IO VOGLIO CITARE DON CAMILLO QUANDO LUI DISSE "SOLO UN BUE STUPIDO PUO ELEGGERE IL SUO MACELLAIO"!É IL POPOLO ITALIANO É IL POPOLO PIU STUPIDO CHE ESISTA IN EUROPA!PERCHE DA 70 ANNI VOTA UN PARTITO CHE DISPREZZA GLI ITALIANI É CHE HA SEMPRE TRADITO IL NOSTRO POPOLO!É IO SPERO CHE IL 4 MARZO PROSSIMO L;ITALIA É GLI ITALIANI SI RISVEGLINO E VOTINO TUTTI IN MASSA I PARTITI DI DX!.

Ritratto di thunder

thunder

Dom, 18/02/2018 - 07:21

pasquale.esposito 00.01,Complimenti lei ha descritto perfettamente l'itagliano o il bue,il risultato non cambia.

senseigodan

Dom, 18/02/2018 - 12:47

Cosa aspettiamo a spedire a casa Pizzarotti e la sua bella ghenga? Avete devastato la storia e la bellezza di una meravigliosa città d'arte che aveva carattere e identità propria. Un abominio! Come parmigiano voglio tornare a respirare l'aria di parmigianità di un tempo. Puliamo questa città e mandiamo a casa tutti coloro che nemmeno sanno di che cosa si sta parlando. Bianchi, neri, gialli, verdi...TUTTI!