Parolo, l'uomo "invisibile" al posto giusto

Marco Parolo è uno di quei calciatori di cui non si parla mai. Eppure segna: 5 gol nel primo campionato di A nel 2010-11 con il Cesena, 8 con il Parma nel 2013-2014, 11 nella stagione dopo (la prima nella Lazio), 6 l'anno scorso, 5 quest'anno. Quattro solo ieri.

Poker, quaterne o quadriplette sono roba rara e sempre roba per attaccanti: nella storia del nostro campionato di ricordano quelle di Meazza, Lorenzi, Amadei, Nyers, Firmani, Boninsegna, Altobelli, Van Basten, Savicevic, Montella, Casiraghi, Baggio, Di Vario, Lucarelli, Vieri, Milito. Ieri è toccato a lui, in Pescara-Lazio 2-6. Una rarità: quattro gol in una partita per un centrocampista, un interno, una mezzala. Uno che sa come e dove bisogna farsi trovare: quando sentite che ci sono calciatori che sanno aggredire lo spazio, dovete pensare a uno come Parolo, che a volte non si vede perché ha la capacità di andare a occupare quella zona del campo in cui l'azione sta per svilupparsi. È ciò che spesso fa la differenza tra un buon giocatore e un ottimo giocatore. Meno tocchi fa, più diventa decisivo: possibile? Possibile. Non servono dribbling, né giocate da fantascienza: serve l'intelligenza del gioco, serve la comprensione della relazione tra se stessi, la palla e il campo.

Parolo ha 29 presenze in Nazionale, dal 2014 è uno di quelli che è sempre stato convocato. Di lui non si parla e lui non parla. Poi, però, gioca. Poi, però, fa segnare. Poi, però, segna. Uno, due, tre, quattro.

Strano, ma vero.