Paura sul Milano-Istanbul Un motore prende fuoco «Siamo felici di essere vivi»

Un atterraggio di emergenza all'Atatürk salva i 97 passeggeri, tra i quali 20 italiani Che dopo lo spavento si sfogano sui social

«Siamo qui che aspettiamo le valigie, felici di avere la schiuma dappertutto e di essere vivi». Pericolo scampato per il passeggero Andrea Fin e gli altri 96 ieri a bordo del volo Th 1878 della Turkish Airlines, partito da Milano Malpensa e diretto all'aeroporto Atatürk di Istanbul sulla sponda europea del Bosforo. Arrivo previsto alle 10,25. Ma quattro minuti prima tutto si complica per l'avarìa del motore destro. Ci pensa il comandante a risolvere la questione con una manovra perfetta. A bordo i passeggeri, gli italiani sono una ventina, si riversano sui social per testimoniare l'avventura. «Scampato a un incidente in atterraggio. Ora relax (Istanbul Ataturk Airport (IST)» twitta Iarno. Qualcuno posta le foto dell'evacuazione. Si vede il suolo annerito dalle fiamme.

Il velivolo, entrato in servizio nell'ottobre 2006, era decollato dallo scalo lombardo alle 6,45. Racconta Andrea Fin, giornalista veronese diretto ad Antalya per seguire il giro ciclistico di Turchia: «In prossimità dell'aeroporto l'aereo ha cominciato una lunga manovra. Il pilota continuava a girare intorno all'aeroporto, si sentivano turbolenze, pensavamo alle correnti del Bosforo. Poi l'aereo è atterrato, ma è arrivato pesantissimo sulla pista, abbiamo sentito un forte botto. Il carrello si è piegato e ha urtato l'ala destra. Allora è ridecollato ma a quel punto il motore destro era andato a fuoco». «A bordo - continua Fin - c'è stato il panico generale, la gente urlava, abbiamo pensato che sarebbe accaduto il peggio, sembrava un film. Poi, improvvisamente, un silenzio di tomba. Si erano spaccati tutti gli schermi e aperte le cappelliere. Sono calate le maschere e il personale ci ha detto di piegarci in avanti e mettere la testa tra le gambe. Pensavamo di ammarare perché c'era il mare a due passi. Invece l'atterraggio è avvenuto in aeroporto, anche se fuoripista nell'erba. I pompieri sono arrivati subito, siamo usciti tutti vivi, terrorizzati e pieni di schiuma, ma vivi che è la cosa che più conta. Gli italiani erano una trentina. Ora siamo qui che aspettiamo le valigie, felici di poter tornare a casa vivi».

Per conoscere le cause dell'incidente bisognerà attendere i risultati dell'inchiesta. L'unica cosa che pare certa è la manovra perfetta del comandante. Nella registrazione delle conversazioni diffusa da una tv turca, il comandante rimane calmo nonostante il motore in fiamme. La pista viene sgombrata. I servizi d'emergenza vengono allertati. Il secondo tentativo di atterraggio riesce, ma l'aereo, per via del carrello danneggiato, va fuori pista. «Il capitano ha virato violentemente e si è fermato sul prato. I pompieri hanno coperto il lato destro di schiuma e ci hanno fatto scendere dagli scivoli», racconta Fabio Zanellat.

Le immagini diffuse dall'agenzia Dogan danno i brividi. L'aereo si posa sulla pista mentre dal fianco destro erutta fuoco e fiamme. Miracolosamente passeggeri ed equipaggio ne escono senza un graffio. Intanto il traffico aereo ad Ataturk è in tilt. I decolli vengono sospesi, i voli in arrivo dirottati su Sabiha Gokcen, sulla sponda asiatica. Alcuni dei circa 20 italiani del Tk1878 devono ripartire per altre città turche. Non senza apprensione. Fin sale su un volo per Antalya. «Mi affido alla legge dei numeri. Se mi è successo già una volta oggi...».