Perché il segreto del successo è scegliere i collaboratori giusti

Ma servono fermezza e determinazione per non farsi frenare

Ogni volta che diamo inizio a una nuova impresa, di qualsiasi genere essa sia, imbocchiamo una strada piena di insidie. Possiamo prepararci accuratamente, prevedere ogni alternativa, ma non potremo mai evitare di imbatterci in ostacoli imprevisti, nemici inattesi, tradimenti e sconosciuti soccorritori. Per riuscire, per raggiungere la meta, occorrono diverse qualità o virtù. La prima, forse la più importante, è la determinazione, la fermezza dei propositi, la forza d'animo. I nostri sentimenti sono labili, il nostro umore cambia con facilità. Un successo ci rende euforici, un contrattempo incerti. Ci sono i pessimisti che ci frenano, gli invidiosi che ci diffamano. La persona d'azione deve essere capace di controllare tutti questi dubbi, queste oscillazioni, tenere sempre alto il morale e tenere fissa la meta. Poi pero deve avere anche duttilità: sapere cambiare la strategia a mano a mano che il progetto avanza e cambia la realtà. Se i costi sono troppo alti si riducono le spese, se ci sono errori si correggono, se non si può fare da soli si cercano dei soci, degli alleati.

L'altra qualità fondamentale è sapere scegliere i collaboratori. L'imprenditore deve scoprire le vere capacità, le vere potenzialità delle persone con cui collaborare, i loro difetti, i loro limiti. Deve intuire se quel tale è intelligente o solo brillante, se quell'altro è tenace o solo testardo. Deve capire chi è un grande lavoratore e chi, invece, è solo un abile mistificatore. E deve avere il coraggio di scegliere le persone di cui si può fidare, quelle che non spariscono e non aiutano nei momenti del pericolo. Deve poi prendere persone con personalità e capacità diverse per i diversi tipi di compiti che devono svolgere. Lasciare che i collaboratori si mettano in competizione fra di loro ma condizione che operino sempre per il successo dell'impresa, gli siano leali e non si rifiutino mai di collaborare fra di loro. E fare poi in modo che ciascuno possa esprimere al meglio le sue qualità, le sue capacita e fargli avere i riconoscimenti che merita. Un ultimo consiglio è di conoscere personalmente questi suoi aiutanti e ogni tanto ascoltarli senza filtri o mediazioni.

Commenti

beale

Dom, 12/11/2017 - 19:44

non capisco allora da cosa derivi il successo di Berlusconi.

Italiano-

Dom, 12/11/2017 - 20:11

Grazie, caro professor Alberoni. Davvero: "E fare poi in modo che ciascuno possa esprimere al meglio le sue qualità, le sue capacita e fargli avere i riconoscimenti che merita. Un ultimo consiglio è di conoscere personalmente questi suoi aiutanti e ogni tanto ascoltarli senza filtri o mediazioni". Lei ha fatto un'analisi di umanità, con saggezza emotiva. Bravo davvero

Pigi

Dom, 12/11/2017 - 20:40

Un articolo contro il politico Berlusconi.

manfredog

Lun, 13/11/2017 - 01:16

..be'..questo può valere se sei un 'capo', o un direttore o dirigente che sia, con delle capacità di gestione e di dirigenza di livello alto, perché altrimenti, se sei in un posto dirigenziale e di comando per motivi diversi dal valore, allora conviene decisamente che ti circondi di collaboratori mediocri, in modo che le tue malefatte, per mantenere il posto che occupi, siano ben protette ed insindacabili; i collaboratori giusti e validi, in quel caso, ti conviene eliminarli, di sicuro ed al più presto. mg.

Popi46

Lun, 13/11/2017 - 06:17

Saggi suggerimenti di Alberoni.Berlusconi deve il suo precedente fallimento politico soprattutto al fatto di non aver scelto collaboratori giusti, impossibile governare la nave se parte dell'equipaggio rema contro. Speriamo che per il prossimo giro abbia imparato la lezione

Ritratto di venividi

venividi

Lun, 13/11/2017 - 10:43

Beale e Pigi: invece, lo so da un'amica, Berlusconi ha fatto proprio così. Ha incontrato personalmente i suoi collaboratori ed è per questo che le sue società hanno avuto successo. Se si è ambiziosi, in ditta si cerca generalmente di lavorare bene per far carriera, in politica si desidera una poltrona sempre più alta e, per ottenerla, si è più disponibili a fare il salto della quaglia tradendo il proprio partito e gli elettori.