Periferie romane sempre più terra di nessuno

Molteplici le proteste da parte dei residenti delle periferie romane, che rivendicano il diritto di difendere le proprie proprietà e tradizioni italiane. Proteste che infiammano anche i social network

In questo periodo di costanti flussi migratori in alcune città come Milano e Roma, c’è dacredere che i cittadini di entrambe le metropoli siano già venuti a patti con la costante presenza di extracomunitari. Roma in primis ha un primato di tutto rispetto. Soprattutto in quelle periferie sempre più allo sbando e che, per ironia della sorte, iniziano tutte per Tor Tre Teste, Tor Bella Monaca, Torre Angela e Torpignattara.

Ed è proprio Torpignattara, quartiere alla periferia sud-est della Capitale, a vantare la componente multietnica più vistosa. La maggior parte sono bengalesi tanto che la zona è stata ribattezzata Banglatown. A seguire comunità di peruviani, rumeni, filippini, cinesi e nordafricani .

Inizialmente questa borgata era definita da tutti “povera ma bella”, multietnica ma integrata. Ma la sua tolleranza e vitalità è stata erosa da una condizione inaccettabile di degrado. Dai tanti comitati di zona arrivano dichiarazioni sconsolate da racchiudere con una sola frase “abbandono delle istituzioni”. Torpignattara è diventata una zona depressa, allo sbando dove gli “ingredienti” principali sono: sporcizia, criminalità, spaccio di droga, omicidi, risse, odori nauseabondi. Una vera e propria bomba ad orologeria. Infatti a Roma, come in altre grandi capitali europee, i nuovi cittadini (quelli onestri) pagano con odio e discriminazioni l’inefficenza delle amministrazioni.

Odio e discriminazione che il 18 settembre del 2014, hanno portato all’uccisione da parte di un diciassettenne romano di un pakistano Muhammad Shahzad Khan. Segno tangibile della grave situazione in cui versa il quartiere. La crisi economica imperante ha inoltre portato a galla una serie di tensioni rimaste per anni sottotraccia. Come dichiara Carlo, uno dei pochi commercianti italiani rimasti in zona: “In questo quartiere sembra di essere tornati al Far West . Ognuno si fa giustizia da solo. Oppure spaccia e ruba senza che nessuno gli dica niente. E’ la legge del più forte, qui a prevalere. Io non sono razzista ma qui si è andati oltre ogni immaginazione”.

In questo quartiere globalizzato ci sono uomini e donne di oltre 60 nazionalità diverse che si vanno a mescolare con i cittadini romani i quali, molti di loro sono figli di migranti dell’Italia Meridionale che nella prima metà del secolo scorso costruirono lì le prime abiiazioni.Ma ora di quella italianità, se così vogliamo chiamarla, è rimasto ben poco . Complice anche la proliferazione di corner shop asiatici e bar cinesi.

Non a caso Torpignattara è stata definita “una grande città islamica” . Negozi gestiti da immigrati arabi, scuole coraniche e anche sale del V Municipo concesse alla comunità musulmana per insegnare ai bambini il Corano. La grande Oriana Fallaci, griderebbe (giustamente) allo scandalo e all’invasione del nemico in casa.

Molteplici le proteste da parte dei residenti nei quali si è rivendicato il diritto di difendere le proprie proprietà e tradizioni italiane. Proteste che hanno infiammato anche i social network. Creando veri e propri gruppi per la tutela del quartiere. “E’ persino tornata a scorrere l’eroina. Era da anni che non accadeva. Le istituzioni ci hanno completamente abbandonato, I nostri figli non possono giocare nei parchi perché pieni di siringhe e bottiglie rotte o evitare alcune strade diventate troppo pericolose. E’ diventata una vera guerra fra poveri”, incalza Gloria, mamma trentacinquenne da sempre residente nella zona.

E’ lo spaccio di stupefacenti di notte e di giorno a Torpignattara conquista strade, togliendole ai cittadini. A questo si aggiunge una babele di lingue che fanno sentire stranieri gli italiani che vi abitano. Atti intimidatori e aggressioni tra italiani e immigrati sono indice dei problemi profondi che questo quartiere sta vivendo e che devono essere affrontati e risolti. Torpignattara ormai è un quartiere che vive tra degrado e attività criminali, in primis lo spaccio droga. Gli abitanti , stanchi di questa situazione chiedono a gran voce un ripristino della legalità. Le periferie romane ormai sono come le banlieus parigine. Un’escalation di degrado, violenza e tensioni, sociali. Il rischio è uno solo. E cioè che i cittadini comincino a farsi giustizia da soli.

Commenti

paolonardi

Lun, 14/09/2015 - 14:42

Secondo il presidente della Camera bobbiamo esser grati a queste risorse che ci portano un arricchimento culturale.