Piacenza, tre feriti negli scontri tra lavoratori Ikea e polizia

Lavoratori del sindacato Si Cobas caricati mentre picchettavano l'accesso al deposito del colosso svedese dell'arredamento

Tre lavoratori feriti. È questo il bilancio degli scontri tra scioperanti e polizia, nel corso di una dimostrazione davanti a un deposito di Ikea nel Piacentino. Circa 150 facchini e giovani dei centri sociali si sono schierati sin dall'alba davanti ai cancelli del magazzino del colosso svedese dell'arredamento, impedendo l'accesso agli altri lavoratori. Durante le cariche che sono seguite tre manifestanti sono rimasti feriti in maniera non grave e trasportati dal 118 all'ospedale di Piacenza. Anche tra le forze dell'ordine si registrano dei contusi.

Lo sciopero era stato organizzato dal sindacato intercategoriale Si Cobas, in agitazione dopo che nei giorni scorsi una trentina di lavoratori immigrati appartenenti a una cooperativa che forniva servizi all'interno del deposito Ikea erano stati sospesi dalle loro mansioni, con l'accusa di diverse inadempienze sul lavoro. I lavoratori sostengono di essere stati licenziati, sia pure temporaneamente, per la loro appartenenza al sindacato "e non invece per ragioni reali".

Nessun manifestante è stato sinora portato in Questura, ma al vaglio della polizia ci sarebbero comunque diverse denunce a carico di alcuni manifestanti. Ikea ha annunciato la chiusura dello stabilimento, sospendendo tutte le attività almeno per oggi. In favore degli scioperanti si è espresso il parlamentare di Sel Giovanni Paglia: "Quello che è accaduto davanti ai capannoni dell'Ikea di Piacenza accende i riflettori sulle precarie condizioni di lavoro nel comparto della logistica e del facchinaggio", ha dichiarato il parlamentare "Sel stigmatizza ogni forma di violenza da qualunque parte essa provenga ma ci tiene a sottolineare la perdita delle originarie finalità sociali di troppe realtà della cooperazione".

Commenti

Cinghiale

Mer, 07/05/2014 - 16:08

I lavoratori che hanno problemi sono quelli delle cooperative, andassero a prendersela con loro invece che con IKEA. Sono mesi che si trascina questo problema, le cooperative mandano facchini quando IKEA ha bisogno, se il bisogno non sussiste IKEA non ne chiede. La cooperativa dovrebbe essere più chiara con i suoi assunti.

nino47

Gio, 08/05/2014 - 09:14

forza,lavoratorI! sono scappati tutti dall'italia, fate i lpossibileper fare andar via anche quei pochi matti che sono rimasti! Tanto,poi, quando rimarrete a casa ci pensa lo zio stato (cioe' chi ancora lavora) a passarvi casse integrazioni perpetue e quant'altro! coraggio! NO PASARAN!!!

carpa1

Gio, 08/05/2014 - 09:26

E li chiamate LAVORATORI? Ma quando mai! Per chi ha lavorato più di quarant'anni passando attraverso il '68 e l'egemonia della triplice (comadata dalla CGIL con gli altri CISL e UIL che facevano da zerbini) sa benissimo quanto valgono questi fancazzisti che oggi chiamate lavoratori. Avanti così che ormai è finita per tutti, il lavoro se n'è scappato da questo paese e non so quale generazione potrà vederlo ritornare. Ormai da troppi anni lo stipendio è qualcosa di dovuto, indipendentemente da quanto e come uno lavora. E quel che è peggio, è che coloro i quali il loro lavoro lo svolgono coscienziosamente, debbono produrre anche per quei ladri mischiati tra i lavoratori (come la gramigna nel grano) che possono sopravvivere solo perchè perennemente protetti da sindacati e giudici che li reintegrano ogniqualvolta vengono licenziati per giusta causa.

alfa553

Gio, 08/05/2014 - 10:22

A questi immigrati gli darei un gommone e li rimanderei da dove sono venuti, altro che "abbiamo salvato vite umane" chi si mette sui gommoni sa cosa rischia e se affondano,come si dice......sono a..i loro,ma no venire a creare bordello nel paese e stomacare quelle aziende che a fatica creano qualche cosa ........ e poi parlano di crescita.

Ritratto di frank60

frank60

Ven, 09/05/2014 - 03:31

Lo stato gli deve assumere.... sono risorse per il futuro..