"Ora ti taglio le mani e la testa". Le maestre vengono condannate

In questi giorni, sono state depositate le motivazioni della sentenza del giudice della Seconda Sezione della Corte di Appello di Genova, che ha ribaltato la sentenza di primo grado del tribunale di Imperia, che aveva assolto le due insegnanti

“Piangi che ti fa bene piangere”. E poi: “Ti taglio le mani” o ancora “Vi stacco la testa”. Sono alcune delle mortificazioni subite dai tredici piccoli ospiti dell’asilo “Pio Più” di Sanremo, nel periodo tra il 2009 e il 2014. Una serie di comportamenti vessatori, che il 22 marzo scorso sono costati una condanna a 10 mesi e 20 giorni e a 7 mesi e 3 giorni di reclusione, rispettivamente per due maestre d’asilo, di 52 e 30 anni, accusate di maltrattamento nei confronti di minori.

In questi giorni, sono state depositate le motivazioni della sentenza del giudice della Seconda Sezione della Corte di Appello di Genova, che ha ribaltato la sentenza di primo grado del tribunale di Imperia, che aveva assolto le due insegnanti con la formula de “il fatto non sussiste”.

Il collegio, in particolare, pone l’attenzione su alcuni comportamenti vessatori in grado di danneggiare la mente del bambino, com’è sottolineato in una perizia, nella quale si fa presente che le esperienze vissute dai bimbi assumono "un carattere traumatico" che possono produrre "disturbi psicopatologici o di devianza in età adulta".

C’è, ad esempio, un alunno di due anni che è stato tenuto senz’acqua per quaranta minuti, perché non riusciva a pronunciare la parola “grazie”. Ma non finisce qui. Una volta seduti a tavola, i piccoli – fino a 3 anni di età – non dovevano muoversi; non potevano far cadere del cibo a terra e dovevano mangiare tutto ciò che c’era nel piatto.

Altrimenti sarebbero stati imboccati con la forza, al punto da provocare in alcuni di loro conati di vomito. Riferendosi a una delle due insegnanti, inoltre, il giudice parla di fallimento professionale, come emerge da una intercettazione video, nella quale si vede che la maestra ricorre alla forma più malevola di autoritarismo, per sopperire alle proprie carenze personali, non riuscendo ad averla vinta sul bambino.