Influenza, pronto soccorso nel caos e medici in rivolta: "Così non ce la facciamo"

"Siamo un faro che rimane sempre acceso e per questo attiriamo tutti. Persone con problemi gravi, ma anche banali"

Il virus dell’influenza sta raggiungendo il suo picco stagionale. E anche i pronto soccorso si "ammalano": barelle in fila una dietro l’altra nei corridoi, sale d’attesa stracolme, lamenti, discussioni, medici e infermieri nel caos più totale. Cambiando regione, non cambia la situazione, da Torino a Genova, da Ancona a Roma, da Napoli a Lecce. Insomma, un male incurabile quello della sanità pubblica.

Ma i cosiddetti "casi inappropriati" sembrano essere il problema più grande: in moltissimi bussano alle porte delle strutture ospedaliere soltanto per qualche linea di febbre. E il ticket obbligatorio per i codici meno gravi (“bianchi”) disposto alcuni anni fa, non sembra scoraggiare i pazienti disposti ad aspettare anche diverse ore prima di essere visitati. Ma il personale medico (che già opera in condizioni difficili tra tagli e risorse che mancano) non riesce più a fronteggiare le richieste, troppo spesso immotivate, dei malati che arrivano nei pronto soccorso.

È necessario intervenire secondo Alfonso Cibinel, presidente della Simeu, la società scientifica della medicina di emergenza-urgenza e primario all'ospedale di Pinerolo nel Torinese. "Va rivisto il rapporto tra ospedale e territorio. – ha dichiarato- Se quest'ultimo funzionasse meglio e ci fosse più coordinamento, troverebbero migliore accoglienza i pazienti in uscita e dalle nostre strutture e magari arriverebbero anche meno casi. Siamo un faro che rimane sempre acceso e per questo attiriamo tutti. Persone con problemi gravi, ma anche banali. Queste ultime sono circa un terzo dei pazienti che vediamo. Dobbiamo trovare il modo di ridurre il loro numero, anche se in questo periodo siamo molto impegnati su chi sta male davvero. Solo loro che dobbiamo curare, è per loro che dobbiamo trovare un letto in un reparto."

Commenti
Ritratto di franco-a-trier_DE

franco-a-trier_DE

Gio, 15/01/2015 - 18:52

colpa della Merkel.Così direbbe GPL il benzinaio.

Ritratto di giancarlo

giancarlo

Ven, 16/01/2015 - 12:06

Non c'è una reale continuità assistenziale: il medico di base lavora intorno alle quattro ore al giorno in ambulatorio (penso che altre ore le dedichi al servizio a domicilio od altro) per cui i suoi pazienti lamentino mancanza di assistenza di primo mattino, all'ora di pranzo e la sera (di notte dovrebbe subentrare la guardia medica). Non intendo colpevolizzare alcuno, beninteso, però chi sta male vorrebbe avere assistenza pressoché immediata e quindi ricorre al Pronto Soccorso. Non importa se dovrà restarvi alcune ore, non importa se poi dovrà pagare il ticket: lì si sente al sicuro. In definitiva la soluzione più semplice (e più costosa) è il potenziamento del Pronto Soccorso.