POLEMICA FRA TOGHE

Passa quasi una settimana e finalmente Piercamillo Davigo scioglie l'arcano: lui non ha mai incontrato Beppe Grillo e non ha mai partecipato alla stesura di un emendamento anti Cavaliere. Due smentite in un colpo solo e anzi, com'è nel suo (...)

(...) stile, spigoloso, l'ex pm del pool annuncia una querela contro il Giornale che aveva raccontato la storia.

Domenica scorsa un lungo articolo riportava quanto svelato dall'entourage del comico genovese: il leader dei Cinque stelle e il magistrato lombardo si sarebbero visti tre volte. Oggetto dei meeting sarebbe stato lo studio di una norma pensata ad hoc per fare fuori Silvio Berlusconi. Falso. Su tutta la linea, fa sapere ora il giudice che in verità aveva sorvolato sull'argomento pure l'altra sera, ospite sugli schermi di La7 nel salotto di Floris.

Quel prolungato silenzio aveva messo in allarme anche un autorevole consigliere togato del Csm come Claudio Galoppi che, in un'intervista concessa ad Annalisa Chirico per il Foglio, aveva chiesto una parola definitiva sul tema, perché «sarebbe una condotta gravissima». Niente da fare. Al posto di Davigo si era materializzato, in uno strano cortocircuito mediatico giudiziario, Marco Travaglio: ci aveva pensato lui, che alla festa del Fatto quotidiano l'aveva avuto sul palco, a smentire. E dunque, alimentando nuovi dubbi e retropensieri.

Ora finalmente Davigo sospende i comizi televisivi, sempre sul registro dell'indignazione e con venature apocalittiche, e riacquista la favella. In un colloquio con Giovanni Bianconi del Corriere della sera spazza via le nubi: «Non ho mai incontrato Grillo, se non quaranta anni fa, lui sul palco e io spettatore. Né ho mai partecipato all'ideazione o alla stesura di qualsivoglia emendamento che punti a estromettere Berlusconi dalla vita politica». Punto.

Ma il giudice, oggi in Cassazione, va anche oltre e ribadisce per l'ennesima volta che non cederà alla tentazione di entrare in politica. In verità di un Davigo candidato o ministro si parla da un quarto di secolo, ma nell'ultimo periodo a torto o ragione, fra comparsate televisive e sensazioni raccolte dai cronisti, si era notata una sua qualche vicinanza al verbo grillino e si era ipotizzata una sua discesa in campo per i pentastellati. Ora Davigo risponde così: «Sono venticinque anni che ripeto che non m'interessa e che non farò mai politica. E lo ribadisco, di più non posso fare».

Altro discorso quel che riguarda le poltrone pesanti dentro l'ordinamento giudiziario: nei giorni scorsi, come anticipato da Repubblica, Davigo ha presentato domanda per la carica di primo presidente della Cassazione o, in alternativa, di procuratore generale della Suprema corte. E l'ex pm, che è stato anche il numero uno dell'Associazione nazionale magistrati, diventa ermetico quando gli si chiede se scenderà in campo per il Csm. Insomma, se la politica non lo attrae, gli interessa invece la politica giudiziaria. Forse il suo pressing televisivo nasce anche dal bisogno di conquistare consenso dentro il partito dei giudici. E forse il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini pensa a lui, anche se non lo esplicita, quando afferma: «In nessun paese europeo sarebbe consentito passare con tanta facilità dai talk show all'esercizio delle funzioni requirenti o giudicanti». Frase sibillina che suona come una stoccata.