Il poliziotto di Ventimiglia: "Contro le provocazioni dei No Borders serve distacco"

Saverio Aricò, che dirige la caserma di Ventimiglia, racconta il rapporto con i No Borders “noi non usiamo mai la forza per sopraffare e le assicuro che abbiamo un autocontrollo eccezionale per restare fermi davanti a certi insulti e provocazioni".

“Mi impongo di essere distaccato”. Saverio Aricò ha 50 anni e da gennaio 2016 dirige il commissariato di Ventimiglia e ogni giorno, insieme ai suoi 49 uomini, si trova ad affrontare l’emergenza migranti.

“Per carattere sono freddo e distaccato”, dice al Corriere della Sera mentre le immagini dei disegni dei minori salvati affollano le pareti del suo ufficio. “Mi era già capitato con la sezione minori della squadra mobile, lì se ti facevi coinvolgere eri finito. Lo consigliavo anche ai miei uomini: spersonalizzate, sennò cambiate incarico”, aggiunge. Sui migranti che arrivano a Ventimiglia, dice:“Sono dei disperati che vengono da luoghi sventurati e in maggioranza sono persone buone. Ma purtroppo per motivi a volte linguistici ma anche culturali si crea spesso un’incomprensione di fondo e loro finiscono per interpretare come sopraffazione umana cose che per noi sono normali. Capita che semplici regole da rispettare vengano percepite come cattiverie o imposizioni inutili”.

Ai migranti che cercano superare la frontiere Aricò e i suoi uomini spiegano “qual è il loro percorso possibile, se e in quali condizioni possono chiedere asilo, quanto tempo possono rimanere nel centro allestito dalla Croce Rossa, cosa rischiano se vanno verso la frontiera”. “Mettiamo in chiaro che le frontiere sono chiuse”, precisa Aricò che ogni giorno si trova a fronteggiare anche chi protesta contro i migranti accampati sotto i piloni della superstrada o che non li vuole e basta. Un pensiero va anche ai minori a cui spesso gli stessi poliziotti comprano di tasca loro cibo e giocattoli. "Quando sono da noi per essere identificati non gli facciamo mai mancare merendine, acqua, colazioni, panini, soprattutto se con loro ci sono dei bambini”, racconta Aricò.

Con No borders “noi non usiamo mai la forza per sopraffare — spiega Aricò — e le assicuro che abbiamo un autocontrollo eccezionale per restare fermi davanti a certi insulti e provocazioni. Ma siamo la polizia e ricordiamoci che la regola fondamentale delle manifestazioni è: distanza fisica fra noi e i manifestanti, e l’altro giorno quella distanza a un certo punto è mancata”.

Commenti

People

Ven, 12/08/2016 - 14:02

Non è un problema comportamentale. Urgono leggi restrittive, carcere facile e ampia discrezionalità data alle forze dell'ordine, e non ai magistrati. Il resto sono chiacchiere da bar.