Polonia, il Parlamento boccia la legge anti-aborto

Il movimento Czarny Protest, cioè "proteste in nero", è riuscito a non far passare una norma che avrebbe proibito l'interruzione di gravidanza in quasi tutti i casi

"Non ci sarà un divieto totale di aborto. Le proteste ci hanno fatto pensare e ci hanno dato una lezione di umiltà", ha spiegato il vicepremier Jaroslaw Gowin.

Il Parlamento polacco ha bocciato a grande maggioranza una proposta di iniziativa popolare che chiedeva la proibizione quasi totale dell'aborto e pene detentive per le donne che lo praticavano. Il no arriva dopo le imponenti manifestazioni di lunedì scorso che hanno portato nelle piazze di Varsavia, e non solo, circa centomila persone vestite a lutto per manifestare contro la misura, appoggiata in via di principio dal partito al governo Legge e Giustizia, che poi però ha fatto un passo indietro.

Il governo ha spiegato che le proteste hanno dati ai ministri "cibo per il cervello", mentre il partito conservatore ha precisato di non essere d'accordo con le pene detentive. Il testo è stato bocciato con 352 voti, 56 deputati hanno votato a favore e 18 si sono astenuti.

Rimane in vigore quindi la legge del 1993 che, rispetto alle altre normative europee, è comunque molto rigida. Le donne, infatti, possono abortire solo se sono state stuprate, entro la dodicesima settimana ed esclusivamente se il colpevole conferma la violenza, in caso di malformazione del feto, in caso di incesto o quando la gravidanza rischia di mettere in pericolo la vita della madre. Se la nuova legge fosse stata approvata le donne che avessero deciso di abortire avrebbero rischiato cinque anni di carcere e, con loro, anche i medici.

Il partito di governo Legge e Giustizia ha inaspettatamente ritirato l'appoggio alla proposta di legge: "Il partito continuerà a sostenere la tutela della vita. E continuerà ad agire in tal senso".