Tra poltrone girevoli e grandi assenti (Piëch e Giugiaro)

I grandi Saloni sono la passerella non soltanto per le auto, ma anche per i top manager delle Case perché nessuno di essi manca a questi appuntamenti. Dopo le prime ore trascorse sui loro stand iniziano la visita, seguiti dai più stretti collaboratori, per andare alla scoperta della concorrenza.

Tra questi piccoli cortei mancherà, quest'anno a Francoforte, quello di Ferdinand Piëch perché, dopo decenni al potere, il nipote di Ferdinand Porsche non ricopre più alcuna carica all'interno del Gruppo Volkswagen che, fino al 2018, sarà guidato dal più volte prorogato Martin Winterkorn che, quando lascerà la carica di ceo avrà già compiuto 71 anni, un fatto assolutamente anomalo secondo le severe regole dei grandi konzern tedeschi che prevedono il pensionamento a 65 anni.

Winterkorn l'ha dunque spuntata (qualcuno continua ad aggiungere «per ora») su Piëch e sarà lui a definire le strategie del gigante di Wolfsburg insieme al nuovo presidente del consiglio di sorveglianza, Herbert Poetsch , che lascia la carica di direttore finanziario del gruppo, un «contabile», come lo definirebbe Bob Lutz , grande vecchio del mondo delle quattro ruote, che dovrebbe lasciare grande libertà a Winterkorn (un «car guy», sempre secondo la schietta terminologia Lutz) nella definizione dei futuri modelli. Walt er De Silva , che continuerà a guidare il design del gruppo, da pochi giorni ha assunto anche la carica di presidente di Italdesign, ora controllata al 100% dai tedeschi. Esce di scena, dopo la cessione delle ultime quote che conservava dell'azienda che aveva fondato nel 1968, Giorgetto Giugiaro , un addio non senza polemiche, con espressioni di solidarietà all'amico Piëch, che priva Francoforte e i futuri Saloni di un altro grande protagonista.

Ma le novità nel gruppo di Wolfsburg non finiscono qui, perché il brand Volkswagen, inserito da tempo tra le responsabilità di Winterkorn, ha adesso un capo, il cinquantottenne Herbert Diess che fino al 2014 sedeva nel board del Gruppo Bmw. A Monaco la sostituzione di Diess si è inserita in un profondo rinnovamento al vertice con l'ascesa a ceo di Harald Kruger (50 anni), enfant terrible che ha preso il posto, occupato dal 2006, da Norbert Reithofer (59 anni) che va a sedersi sulla influente e prestigiosa poltrona di presidente del consiglio di sorveglianza. Da un punto di vista anagrafico si può notare che a Monaco il top management è decisamente più giovane rispetto a quello di Wolfsburg. Rispetto a Volkswagen, poi, Bmw può contare su una proprietà, la famiglia Qua ndt , sicuramente meno litigiosa dei clan Piëch- Porsche che controllano la corazzata della Bassa Sassonia. Non ci sono cambiamenti a Stoccarda, dove il sessantaduenne Dieter Zetsche regna sicuro su Daimler visto che la sempre più sterminata gamma di Mercedes-Benz continua a macinare record, le nuove smart sono partite alla grande, il car sharing continua a espandersi e l'alleanza con Renault Nissan funziona con soddisfazione di entrambe le parti.