A Pompei tornano alla luce i resti di una vittima dell'eruzione

Zoppo e senza speranze, il destino dell'uomo ucciso da una pietra che ne ha custodito il corpo fino alla scoperta degli archeologi nella Regio V degli Scavi

Tentò di scappare quando ormai era troppo tardi. Zoppo e disperato, provò a fuggire dalla furia del Vesuvio ma fu travolto da un masso che gli spiccò la testa dal busto. Adesso, a distanza di circa duemila anni, il suo triste destino è riemerso dalla coltre di cenere e lapilli di Pompei.

Dagli scavi nell’area della Regio V, emergono i resti di una delle vittime dell’eruzione del 79 d.C. Quanto rimaneva dell’uomo è così malridotto, coperto com’era di terra e detriti, che gli archeologi non hanno potuto farne direttamente un calco. Hanno dovuto lavorare attorno al corpo, venuto alla luce nell’area dove s’incontrano il vicolo delle Nozze d’Argento e quello dei Balconi, scoperto e investigato dagli studiosi proprio in queste settimane.

Dalle analisi compiute finora è emerso che l’uomo, probabilmente d'età avanzata e la cui altezza è stimata attorno ai 165 centimetri, presentava una brutta infezione ossea alla tibia. Ciò l’avrebbe reso zoppo, claudicante. Una primissima ricostruzione di quello che è stato il suo tremendo destino lo vorrebbe incerto sul da farsi, decisosi alla fuga solo quando ormai era troppo tardi. Una volta in strada, sarebbe stato letteralmente travolto dalla nube di ceneri e lapilli eruttate dal Vesuvio, finendo per essere colpito da un grosso masso all’altezza del busto. La pietra lo ha travolto e ucciso colpendolo alla testa, quasi decapitandolo. E per duemila anni ne ha coperto il corpo.

Dalle analisi che saranno compiute sui resti dell'ultima vittima scoperta agli Scavi, gli archeologi sperano di ricavare ulteriori informazioni e il direttore del Parco Archeologico Massimo Osanna ha dichiarato il suo ottimismo all’Ansa parlando di “un nuovo importante tassello alla storia di Pompei”.

Negli ultimi tempi sono state numerose le scoperte nell’area della Regio V e in quelle prospicienti agli scavi. In alcuni casi, sono state riportate alla luce testimonianze eccezionale della vita quotidiana degli antichi pompeiani ai tempi della drammatica eruzione del Vesuvio, come il calco del cavallo da parata scoperto a Civita Giuliana dalle indagini archeologiche sui “giacimenti” sfruttati dai tombaroli scoperti dai carabinieri.