Ponte Morandi, gli sfollati tornano a casa per il recupero beni

A più di due mesi dal crollo del viadotto, i primi sfollati di ponte Morandi sono rientrati nelle loro case per portare via beni ed effetti personali. Le operazioni sono partite in ritardo a causa del vento che minacciava la sicurezza della zona

Giornata importante per gli sfollati di ponte Morandi e per tutta la città di Genova. A più di due mesi dal crollo del viadotto, sono finalmente iniziate le operazioni di rientro nelle abitazioni sottostanti al ponte per il recupero di beni ed effetti personali. Alle prime 24 famiglie sono stati messi a disposizione 120 minuti e 50 scatoloni per raccogliere quanti più oggetti possibili che, successivamente alla raccolta, saranno stipati all'interno di un capannone allestito in Valpolcevera dalla Protezione Civile.

Le operazioni di recupero sono cominciate alle 9 con un ritardo di mezz'ora rispetto a quanto previsto. Si è partiti dai palazzi di via Porro più lontani dal ponte, ai civici 5, 6, 11 e 16. Complessivamente si tratta di 24 famiglie a cui sono state messi a disposizione 50 scatoloni e due ore di tempo per portar via quanto più possibile dalle proprie abitazioni.

L'ingresso è stato consentito a sei famiglie alla volta. Una maledizione sembrava essersi scagliata sugli sfollati quando l'ingresso nelle case è stato sospeso per il vento. "Temevamo la pioggia invece è il vento a crearci in stand by in queste ore - aveva detto il rappresentante degli sfollati Franco Ravera - Attendiamo l'ok della commissione tecnica per il rientro". Via libera che è arrivato dopo 30 minuti e ha consentito alle famiglie di cominciare una "raccolta" attesa per più di due mesi, tempo necessario per l'installazione sul ponte dei sensori che consentono di misurare in tempo reale la stabilità dei monconi rimasti in piedi.

Ma purtroppo, come riferisce Primocanale, uno degli sfollati di via Porro non ha potuto raccogliere le sue cose perchè ha trovato la casa completamente allagata a causa dell'acqua piovana fuoriuscita dalle cisterne di raccolta situate sul tetto del palazzo. Nonostante l'aiuto dei vigili del fuoco, l'uomo ha dovuto rinunciare al momento a riempire i 50 scatoloni a disposizione.