Pordenone: la prova che può incastrare Ruotolo

La sosta di sette minuti dell’ auto di Giosuè Ruotolo fuori dal parco di San Valentino di Pordenone sarebbe compatibile coi tempi che ci vogliono per raggiungere la zona del laghetto e disfarsi della pistola

Teresa Costanza e Trifone Ragone

La sosta di sette minuti dell’ auto di Giosuè Ruotolo fuori dal parco di San Valentino di Pordenone sarebbe compatibile coi tempi che ci vogliono per raggiungere la zona del laghetto e disfarsi della pistola. È quanto ha stabilito una perizia affidata ad un ingegnere da parte della Procura di Pordenone e che fa parte della documentazione in base alla quale il Gip ha disposto l’arresto del militare campano, accusato del duplice omicidio dei fidanzati di Pordenone. Secondo quanto aveva affermato Ruotolo, il motivo della sosta era quello di fare una corsa nel parco, da cui desistette dopo pochissimi minuti per il freddo pungente. In realtà - trapela da fonti investigative -, quella sosta di sette minuti sarebbe servita per fare quasi tutto il giro del laghetto, accertarsi che nessuno lo stesse osservando e lanciare la Beretta sul fondo dello specchio d’acqua, per poi risalire a bordo della propria vettura e fare rientro a casa indossando una tuta da ginnastica e delle scarpe che rappresentano un altro elemento su cui punta la Procura. Quegli indumenti che i coinquilini gli vedono addosso per la prima volta in quella circostanza di seguito non verranno mai più indossati e spariscono nel nulla.

Quando, sei mesi più tardi, Ruotolo viene indagato, afferma di non aver mai posseduto tale tuta e consegna per le analisi dei Ris le scarpe ginniche che sostiene aver indossato quella sera, dopo averle acquistate ben due anni prima. I riscontri della scientifica dell’Arma stabiliranno invece che il modello in questione è stato messo in commercio solo dall’inizio del 2015. In attesa di chiarire questi e altri addebiti, domani mattina nel carcere di Belluno è prevista l’udienza di convalida. Probabile che il militare si avvalga della facoltà di non rispondere come già fatto nelle scorse settimane nel corso del secondo interrogatorio da quando era indagato: questo per permettere al proprio avvocato Roberto Rigoni Stern di prendere visione delle carte processuali - che da settembre ad oggi non gli erano accessibili - e per elaborare una strategia difensiva. Già pronto comunque l’eventuale ricorso al Tribunale del Riesame di Trieste per ottenere la scarcerazione di Ruotolo.