Posti di blocco e segnalazioni. Le trappole per catturare Igor

La caccia a Igor Vaclavic continua nelle campagne di Molinella. Pattuglie in strada aspettano che l'uomo esca allo scoperto

Avete paura? «Adesso non posso dire che stiamo tranquilli. Ma la vera paura comincerà tra qualche giorno, quando lui comincerà ad avere fame. Allora non potrà fare altro che entrare nelle case». Sono le tre di ieri pomeriggio, e in via del Fiume Vecchio, la strada di campagna che da Molinella scorre verso Argenta, un giovane artigiano esce dalla sua casa e parla di «lui». Non c’è neanche bisogno di dargli un nome, e peraltro il suo nome vero ancora non si sa. Ma «lui» è l’uomo che da quasi due anni semina morte in questa pianura sterminata, e che solo da una settimana lo Stato si è messo a cercare sul serio. Lo Stato lo aveva in mano, e lo ha lasciato libero di andare per la sua strada. Ed è tornato a seminare morte, in questa primavera che sembra quasi un’estate ma estate ancora non è: dettaglio importante, perché - come spiega l’artigiano di via del Fiume Vecchio - «il mais e il frumentone sono ancora bassi, e lui là in mezzo non può trovare riparo. Ma più in là c’è vegetazione alta, verso l’oasi di Campotto. Chi lo becca più, se si infila là dentro?». Sbucherà quando avrà fame, come i lupi.

Ezechiele Feher, serbo, o Igor Vaclavic, russo. Che differenza fa? Quello che è chiaro, che emerge ad ogni ora con più chiarezza, è che il lupo che si aggira per questi campi sa il fatto suo. Lo testimoniano le sue mosse di questi giorni, dopo il tragico assalto al bar di Budrio, dove ha ammazzato a sangue freddo il padrone del locale; e, con la caccia all’uomo già in corso, è riuscito a spostarsi di quasi quaranta chilometri, senza mai incappare nella rete: quando è inciampato in un controllo ha reagito con freddezza da professionista, e un altro cadavere di cittadino innocente è andato ad aggiungersi alla sequenza delle bare riempite dal lupo; per non parlare delle ore di domenica e di ieri, quando le ricerche si sono trasformats nella più imponente e mediatica caccia all’uomo che in Italia si ricordi da decenni. E di lui, niente: qualche ombra vaga, qualche traccia approssimativa. Ai centralini arrivano segnalazioni continue, lo danno in contemporanea a chilometri di distanza. La gente chiama, perché vuole che sia preso, ma spesso riattacca senza dare il proprio nome, perché Igor fa paura. Ma quando arrivano i controlli, dell’assassino in fuga non si trova neppur l’odore. Il lupo venuto dall’est sa come uccidere, e sa come scappare.

Quattrocento, ottocento, mille: sugli uomini impiegati nella caccia all’uomo circolano cifre iperboliche. Ma attraversando in lungo e in largo queste strade, l’impressione è che - numeri a parte - di caccia vera e propria non si possa in realtà parlare. Se davvero ci sono i cani molecolari, mandati a fiutare le tracce del fuggitivo, bisogna dire che si nascondono bene; e in tutto il pomeriggio un solo, sparuto elicottero, si aggira a un certo punto sui campi di mais, poi sparisce. Le decine di posti di blocco disseminati tutto intorno a Molinella sono assai blandi. I carabinieri danno un occhio, poi fanno cenno di passare. Su venti pattuglie incrociate, solo una si prende la briga di fare aprire il bagagliaio al cronista. La sensazione è insomma che siano lì non tanto nella illusione che Igor gli passi sotto il naso, ovvero nella botta di fortuna che a dicembre vicino Milano mise fine alla fuga del terrorista Amri, quanto invece per essere pronti a bloccare le strade e le vie di fuga nel momento in cui scatterà l’allarme vero, l’avvistamento accertato: e allora le maglie si dovranno chiudere strette, per impedire che scivoli via un’altra volta, come dopo l’ultimo ammazzamento a Portomaggiore, quando una pattuglia se lo è fatto sfuggire via qua vicino, a Malmorta.

Tutto l’apparato di caccia è tarato su una certezza: che da quel momento, dall’incrocio ravvicinato con i carabinieri a Malmorta, Igor non possa avere fatto tanta strada. Così nei venti chilometri tutto intorno a Molinella è un susseguirsi di pattuglie, a ogni incrocio di statale, di provinciale, di strada poderale. Se davvero Igor è qui intorno, tra i canneti dell’oasi di Campotto, le sponde del Reno e del Sarmento, prima o poi sbucherà fuori. Ma se è già filtrato può essere chissà dove, perché già dopo Argenta non c’è più mezzo posto di blocco. Eppure anche quelli sono posti che conosce bene, battuti in lungo e in largo nella prima fase della sua carriera, prima di essere arrestato nel 2007: e di nuovo nel 2015, dopo che lo avevano scarcerato e gli avevano permesso di restare in Italia con una espulsione burla. Se davvero, come sospettano gli inquirenti, Igor/Ezechiel è anche l’assassino di Salvatore Chianese, la guardia giurata uccisa il 30 dicembre 2015 in una cava di ghiaia a Savio di Ravenna, allora significa che il territorio dove il lupo sa muoversi è quasi sconfinato, dalla provincia di Bologna fino a ridosso del mare. Certo, oggi è a piedi e braccato, ma ha fatto di queste terre pacifiche la sua steppa personale, e circondarlo non sarà facile. In queste ore, analizzando le sue imprese, gli inquirenti hanno raggiunto una convinzione: spara solo quando si sente in pericolo, quando vede una reazione. Per questo il tabaccaio di Budrio è morto, e il metronotte di Consandolo - che gli ha consegnato la sua arma senza fare storie - è ancora vivo. Ma come si comporterà, quando si troverà davvero in trappola?

Commenti
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giannantonj

Mar, 11/04/2017 - 10:03

Ad ascoltare le dichiarazioni del comandante Alfa, in questi giorni perennemente in televisione per presentare una sua opera letteraria, si percepisce che la sua fantasia di poeta lo porta a pensare che "Ivan" è già stato catturato (dallo stesso fondatore del Gis?) e il popolo italiano può dormire sonni tranquilli. Il nostro maschio Alfa è invisibile ma fermo come Diabolik. Risponde con frasi secche, senza tradire particolari emozioni e ci ricorda che i momenti più belli della nostra vita sono quelli in cui rischiamo di perderla.

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Memphis35

Mar, 11/04/2017 - 10:33

"Eppure i dati del Viminale parlano chiaro: i reati sono in consistente diminuzione." Così, ieri sera, a "Dalla vostra parte" l'"esponenta" del neoformato partitello dei transfughi dal PD. Ergo, deve essere tutto frutto di una percezione...come pure attribuibile a percezione è la presenza nelle nostre carceri di un buon 30% di detenuti stranieri.

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Trasibulo

Mar, 11/04/2017 - 11:09

Più passano i giorni e più questa orribile, assurda vicenda delinea l'immagine di uno stato rigoroso ed efficientissimo quando si tratta di cose secondarie e irrilevanti per i cittadini e al contrario inetto e in stato confusionale su questioni di vitale importanza come l'integrità fisica e la sicurezza della popolazione. A quanto pare si è messo in moto un pretorico apparato di uomini e mezzi per stanare un furfante da strapazzo, un avanzo di galera da quattro soldi, e dopo dieci giorni il risultato è un altro morto e un ferito grave...insomma, se non siamo all' "ammuina", poco ci manca. Le difficoltà ambientali senz'altro ci sono e il territorio è vasto, ma non è l'Amazzonia. Se per assurdo il buon Trump inviasse una squadra di Navy Seals, sono certo che il problema sarebbe risolto in una giornata e Igor finirebbe dritto nel posto che gli spetta di diritto: l'obitorio.

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bandog

Mar, 11/04/2017 - 11:22

Solo in itaglia si riesce a trasformare un delinquente psicopatico in un fantomatico "rambo"..povera....

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ateius

Mar, 11/04/2017 - 11:50

qualcuno potrebbe dire.. mannon ci si potevae pensare prima a fermarlo..? visto che non era un perfetto sconosciuto alle forze dell'ordine e la cui pericolosità era ben nota. si sarebbe salvata almeno una Vita. e si sarebbe fatta una cosa giusta.

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primulanonrossa

Mar, 11/04/2017 - 12:00

^°@°^ Paura per quando avrà fame e potrebbe entrare nelle case? Perché ? Basta fare come dice liberandi, chiamate le forze dell'ordine e tutto si sistema !!

Fjr

Mar, 11/04/2017 - 12:28

Forse che l'unica via di fuga sia il mare?a penarci bene se riuscisse a raggiungere anche un piccolo porto e a impossessarsi di un natante che gli permettesse di affrontare l'adriatico,forse se come dicono conosce bene il territorio,potrebbe essere una pista da seguire,quello che preoccupa e' quante persone incrociandolo rischierebbero la vita.

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DARDEGGIO

Mar, 11/04/2017 - 12:58

Anche il comandante generale dell'arma! Presto arriverà l'incrociatore garibaldi alla foce del po. Mi vado a prendere un caffè in attesa che il nostro esercito catturi un lurido immondezzaio in fuga, per di più ferito. Povera italia serva di un universo di interessi personali e oppressa da un malo stato.

Reip

Mar, 11/04/2017 - 13:41

Credo che lo prenderanno, i carabinieri si sono incazzati davvero! Tuttavia è probabile purtroppo che il delinquente assassino se ne sia tornato al suo paese, riuscendo a fuggire... Beh per lo meno ci risparmia la pessima figura di firmargli l'ennesimo inutile foglio di via, ottimi sostituti della carta igienica. Qualche mese fa la polizia, nella oramai islamica Milano, ha arrestato per la l'ennesima volta un marocchino, armato di coltello mentre spacciava in un parchetto. In seguito è emerso che il maghrebino clandestino e spacciatore, grazie al sempre ottimo sistema giudiziario italiano, che grazia chi non ha nulla da perdere, aveva totalizzato circa 22 fogli di via! Un record...

Ritratto di Legio_X_Gemina_Aquilifer

Legio_X_Gemina_...

Mar, 11/04/2017 - 14:16

Spero solo che non lo prendano vivo perché a tutti i soldi spesi per catturarlo si aggiungerebbero anche quelli per poi mantenerlo... Ma non sarebbe stato più semplice sopprimerlo subito?

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Giano

Mar, 11/04/2017 - 14:46

“Igor il russo”, lo chiamano. Eppure già ieri si sapeva che forse Igor non era il suo nome e che non era nemmeno russo. Anzi, aggiungevano, è serbo. Bene, allora abbiamo chiarito chi è questo criminale? No. Oggi nei Tg lo chiamano ancora "Igor il russo", e subito dopo precisano che, però, viene dalla Serbia e che ha un altro nome. Allora viene spontaneo chiedersi perché, se da ieri si sa benissimo che non si chiama Igor e che è serbo e non russo, si continua a chiamarlo "Igor il russo". Questo ci dà la misura della serietà dell'informazione. Ci sono due spiegazioni per questa contraddizione. La prima è quella semantica, che spiegherebbe l'uso di motti, frasi fatte, paradigmi e appellativi come richiamo subliminale. L'altra è più semplice e spiega il livello professionale degli addetti ai lavori nel campo dell'informazione. In questo caso ci sono solo due possibilità: o sono mezzo idioti, o sono idioti del tutto. Punto.

ispettore

Mar, 11/04/2017 - 14:53

Mettere una grossa taglia per chi da utili informazioni alla cattura e per chi lo elimina da questa società!