Potenza, cieco condannato senza poter leggere gli atti del processo

Il suo legale presenta ricorso ma la Corte d'Appello non riconosce il "braille" come lingua e nega la traduzione

La fortuna è cieca, ma anche la giustizia, a volte. Prendete per esempio la vicenda di un non vedente che, a Potenza, finisce sotto processo per una aggressione. La condanna della Corte d'Appello del capoluogo lucano ora fa discutere perché l'imputato non è stato in grado di "leggere" le accuse a suo carico notificategli con un documento, quello contenente il capo d'imputazione, scritto per chi la vista ce l'ha. Il caso, finito sotto la lente della cronaca - ne scrive il quotidiano "La Gazzetta del Mezzogiorno" - non è una novità, ma certo la battaglia legale portata avanti dal difensore dell'uomo, l'avvocato Massimo Macchia, non passa inosservata. Il legale ha chiesto, invano, alla Corte d'Appello, di dichiarare nulla la notifica fatta all'imputato cieco, ritenendo leso il suo diritto a ricevere le carte che riguardavano la sua vicenda tradotte con la tecnica "braille" che permette ai non vedendo di utilizzare il tatto per riconoscere i segni e tradurli in lettere. L'avvocato Macchia voleva ricorrere alla Corte Costituzionale, ma alla sua richiesta si sono opposte con successo la procura generale e il difensore della parte civile, avvocato Gelsomina Sassano. Perché il ricorso è stato respinto? Perché al contrario delle lingue parlate dalle minoranze o della lingua dei segni per i sordomuti, riconosciute dalla giustizia come tali, il "braille" è invece equiparato alle tecniche di scrittura e non rientra quindi nei casi per i quali il sistema giudiziario riconosce la necessità di tradurre anche i capi d'imputazione. La difesa dell'imputato non ha visto, quindi, riconosciute le sue ragioni che portavano ad assimilare il "braille" alle lingue delle minoranze o a quella dei sordomuti: nessuna traduzione era quindi necessaria per l'uomo imputato di aggressione. Per la Corte d'Appello, avrebbe potuto farsi leggere il capo d'imputazione da una persona dotata di vista normale.

Commenti

rudyger

Lun, 16/10/2017 - 11:00

siamo alla pazzia . che ben venga la fine del mondo !

accanove

Lun, 16/10/2017 - 11:25

alla corte di giustizia europea avrebbe sicuramente la vittoria in pugno e l'Italia verrebbe multata per discriminazione verso i diversamente abili, il paragone portato dai "giudici" tra virgolette è da equiparare ad un "se non trovi lo scivolo per salire con i tuoi mezzi ti fai alzare da qualcuno"

Ritratto di Pajasu75

Pajasu75

Lun, 16/10/2017 - 11:25

Per priam cosa avrebbe potuto comportarsi bene... ha deciso di delinquere, e per commettere un aggressione è riuscito ad aggiustarsi anche senza vedere. Faccia lo stesso per gli atti del processo.

Ritratto di onefirsttwo

onefirsttwo

Lun, 16/10/2017 - 12:12

"Per la Corte d'Appello, avrebbe potuto farsi leggere il capo d'imputazione da una persona dotata di vista normale" : Non so cosa ha fatto e non mi interessa : ma tutti gli atti di un processo , e non solo il capo d'imputazione , devono poter essere letti anche da un cieco perchè non è la stessa cosa leggere in proprio o farsi leggere da altri : solo menti eccelse medievali potevano dire che è la stessa cosa . Yeahhhh .

Ritratto di _alb_

_alb_

Lun, 16/10/2017 - 12:12

Con il text-to-speach che c'è oggi, ancora usare il braille è ridicolo. E poi non aveva nessuno a cui farla leggere?

Ritratto di diemme62

diemme62

Lun, 16/10/2017 - 12:36

ma anche il suo avvocato è cieco ?

Ritratto di elkid

elkid

Lun, 16/10/2017 - 12:51

--la corte d'appello ha preso una decisione---ha considerato lo zelo dell'avvocato difensore come abile escamotage per farla sfangare al suo assistito---swag