Potenza, fermato islamico legato a Isis; si addestrava per attentati

Nella sua casa-eremo il macedone teneva contatti con numerosi terroristi radicalizzati in Medio Oriente, specie Siria; nel telefono un migliaio di filmati con cui si addestrava per aderire alla causa del Califfato

È stato arrestato a Potenza, nel Centro per il Rimpatrio in cui si trovava ospite. Stava preparandosi per compiere un attentato, visti i riscontri effettuati dalle forze dell’ordine nel luogo in cui viveva in precedenza, una specie di eremo in provincia di Viterbo.

All’interno dell’abitazione di Agim Miftarov, questo il nome del 29enne macedone a cui i Carabinieri dei Ros hanno messo le manette ai polsi, è stato rinvenuto un ingente quantitativo di materiale compromettente e difficilmente equivocabile; da qui la denuncia di addestramento ed attività con finalità di terrorismo internazionale.

Oltre ad abbigliamento di tipo militare e varie tipologie di droni, anche un cellulare tramite il quale l’uomo manteneva legami con terroristi radicalizzati in medio oriente, in particolar modo in Siria. Miftarov, musulmano salafita, vantava infatti oltre 5000 amici sulla pagina personale di Facebook, la maggior parte legati all’Isis ed al mondo dell’integralismo islamico. Nella memoria del telefono erano salvati circa un migliaio di filmati, tra video di propaganda ed altri nei quali venivano esplicate tecniche di addestramento, indicazioni per pilotare droni di tipo commerciale, istruzioni per modificare armi o realizzarne alcune tipologie in modo amatoriale (come ad esempio i taser).

Come riportato da “Ansa”, il Gip Anna Maria Gavoni è stato abbastanza esplicito nel motivare l’ordinanza di custodia cautelare ai danni di Miftarov: “La gravità e attualità dei fatti fa ritenere imminente e concreto il pericolo che dalle condotte dell’indagato scaturissero reati ancora più gravi, quale quello di porre in essere un attentato, attesa l’azione di auto-addestramento compiuto”. “Risultano granitici elementi che dimostrano l'adesione dello stesso alla ideologia di organizzazione terroristiche estremistiche islamiste”, prosegue il Giudice, pertanto esistono “Corposi elementi specifici che attestano la sussistenza di esigenze cautelari da imporre l'adozione della misura detentiva”.

Miftarov si trovava all’interno del Centro di Permanenza per il Rimpatrio di Palazzo San Gervaso (in provincia di Potenza) dal 27 aprile scorso, quando vi venne condotto a seguito delle indagini svolte dai Carabinieri nella sua casa di Tolfa, in provincia di Viterbo. Qui conduceva un’esistenza isolata, per la paura di essere scoperto dalle forze dell’ordine, praticando l’attività di tagliaboschi nella zona: tale era la sua volontà di vivere in modo appartato che, rimasto ferito con un’ascia durante il lavoro, preferì curarsi da sè piuttosto che andare al Pronto Soccorso e rischiare di essere identificato.