Pranzi "stellati" per detenuti. L'ALTrA cucina in 9 carceri

Ieri, 18 dicembre 2017, si è svolta l’iniziativa “L’ALTrA cucina... per un pranzo d’amore” promossa da Prison Fellowship Italia Onlus, Rinnovamento nello Spirito Santo e Fondazione Alleanza del RnS per offrire a circa 2500 persone tra detenuti, detenute, familiari e volontari un pranzo natalizio preparato da Chef “stellati” e servito da testimonial del mondo dello spettacolo, della musica, del teatro, e della televisione

Ieri, 18 dicembre 2017, si è svolta l’iniziativa “L’ALTrA cucina... per un pranzo d’amore” promossa da Prison Fellowship Italia Onlus, Rinnovamento nello Spirito Santo e Fondazione Alleanza del RnS per offrire a circa 2500 persone tra detenuti, detenute, familiari e volontari che hanno presenziato ad un pranzo natalizio preparato da Chef “stellati” e servito da testimonial del mondo dello spettacolo, della musica, del teatro, e della televisione che durante il pranzo, si sono esibiti per rallegrare i commensali.

La prima edizione, nel 2014, ha fatto sì che ogni anno il numero di carceri coinvolti aumentasse, quest’anno l’evento ha avuto luogo presso 9 Istituti penitenziari: Torino (Lorusso e Cutugno), Ivrea, Verona, Milano (Opera), Roma (Rebibbia femminile), Casal del Marmo, Modena, Salerno e Palermo (Pagliarelli).

I tavoli sono stati apparecchiati dai volontari in maniera degna di un pranzo gourmet. A Salerno la la voce straordinaria di Gianni Testa ha fatto emozionare tutti, ha cantato molti pezzi del repertorio di Ranieri e Gianni Morandi, sicuramente è stato "il Mare del silenzio" interpretata con grande passione, che ha fatto emozionare di più.

Il messaggio che Papa Francesco ha voluto mandare ai detenuti è proprio quello di voler abbattere il muro del silenzio e della solitudine, dando ad ognuno di loro un segnale di speranza, proprio per questo ha scritto loro una lettera in cui fermamente ribadisce che il mancato rispetto della legge merita una punizione, ma che dopo aver sbagliato c'è sempre la speranza di potersi rialzare, nella lunga lettera ai detenuti cita nella speranza di Dio il ritorno del figliol prodigo. Tutti abbiamo sbagliato, ci ricorda nella lettera Papa Francesco, ma saremo degli ipocriti nel pensare che non ci possa essere il recupero. Nessuno si rinchiuda nel passato , perché il passato non si modifica, ma il futuro è ancora da scrivere.

La mattina a Salerno trascorre veloce anche con il comico Marco Cristi ( Zelig) , gioca sulla complicità del dialetto napoletano e subito si proietta nei cuori dei detenuti con doppi sensi, raccontati in napoletano. Il comico Cristi coinvolge anche i detenuti in sala, che stanno al gioco, dimostrando quanta voglia ci sia di un momento di leggerezza.

Ci sono delle testimonianze di detenuti, che grazie ad un percorso di fede, hanno ritrovato la speranza di poter ricominciare a vivere.

Una testimonianza di fede arriva dal racconto di un medico, che forse anche per la sua professione, aveva perso la fede e che oggi si trova a vivere una esperienza dura in carcere, in cui fa fatica a trovare giustizia, ma grazie alla fede, riesce a superare la paura della solitudine che lo stava affliggendo.

Enrico, un detenuto che sta scontando la sua pena, è stato coinvolto in un processo riabilitativo di formazione alberghiera, che lo sta aiutando a scontare la pena con dignità e che gli regala la speranza per un lavoro al di fuori del carcere. Racconta come la fede lo ha trovato impreparato all'inizio, scettico e prevenuto, ma grazie agli abbracci di "sconosciuti"che lo hanno fatto sentire ancora vivo, oggi trova la forza per riprendersi la sua vita in mano e ricominciare. L'atmosfera a teatro è serena, molti sguardi superano la divisione tra uomini e donne, sembra di essere tornati in dietro nel tempo, tutti un po più giovani e un poco più ingenui, quel tempo che riporta a prima di aver commesso i reati.

Quello che si respira è un momento di spensieratezza e di amore dedicato a queste persone, che sono rinchiuse per un periodo della loro vita, ma che non sono mai state scordate dalla società.

A pranzo lo chef Antonio Pisaniello e Mario Solimeo, preparano piatti di cucina semplice e molto generosa per 100 pasti , con squisite pizzette fritte, scarola fagioli e finocchietto, orecchiette di zucca e salvia, stracotto con purea e pane aromatizzato al Kuski, per finire i dolci di natale arrivano dalla donazione di un pasticciere campano.

L'emozione in sala è tanta, le ragazze raccontano frangenti della loro vita ai volontari, una signora ride felice e mi racconta che il 24 Dicembre tornerà a casa dopo aver scontato la sua pena e la famiglia l'aspetta con i suo dieci nipoti per la cena di natale, in cui lei sarà l'ospite d'onore perché mi dice: "Ho scontato la mia pena ed ora posso ricominciare a vivere".

In questa storia di vite spezzate ci sono anche le vite delle guardie carcerarie che non sono facili.

Tutto il personale del carcere è di straordinaria gentilezza con noi volontari e con i detenuti mi raccontano che la vita in carcere non è facile, poiché sentono il peso della responsabilità dell' incolumità dei detenuti non avendo mezzi e strutture adeguate.

Spesso la tenzione sul lavoro è tanta e non è facile gestirla quando si rientra a casa, con un po di tristezza nel suo sguardo, mi racconta che più della metà delle guardie penitenziarie si è separata dal coniuge.

L'attenzione va anche a loro in questa giornata di solidarietà, sono stati omaggiati da Tesoritalia con pacchi di pasta e confezioni sott'olio, in segno di solidarietà per il lavoro che svolgono ogni giorno.