PRIME ESECUZIONI FEMMINILI IN SIRIA

L'asticella dell'orrore ormai si è abbassata tanto da raschiare l'inferno. Fino a ieri le donne erano state risparmiate. Fino a ieri. Ora anche questo limite è stato superato: il mondo assiste infatti inorridito alle prime due decapitazioni femminili. L'accusa? «Stregoneria». È accaduto in Siria dove le donne sono da sempre il «collettore» di tutte le prevaricazioni umane. Vivono da schiave, ignorando forse perfino di esserlo; qui sono «oggetti» privi di diritti e dignità. La chiamano «tradizione», alcuni - addirittura - «cultura»: è solo barbarie. Una barbarie che ieri si è spinta fino a recuperare un termine - «stregoneria» - che ormai da secoli pareva incenerito sulle pire del più bieco oscurantismo. E invece la «persecuzione» è tornata, in nome della «Santa Inquisizione» del Califfato. I nuovi boia dello Stato islamico hanno impugnato la mannaia, decapitando due figlie del loro stesso sangue, della loro stessa fede. «Colpevoli» non si sa di cosa, se non di un'accusa demoniacamente falsa.

La notizia dell'esecuzione è stata diffusa dall'Osservatorio siriano per i diritti umani, organizzazione con sede a Beirut, e al momento in cui scriviamo non ha trovato conferme «indipendenti». Se l'orrore fosse confermato sarebbe la prima volta che donne sono giustiziate in questo modo dai terroristi dell'Isis. «Le donne sono state decapitate nella provincia di Deir Ezzor», ha riferito il capo dell'Osservatorio, Rami Abdel Rahman. Sempre gli attivisti dell'Osservatorio siriano per i diritti umani denunciano che nello stesso territorio i miliziani dello Stato islamico «hanno crocifisso anche 15 uomini accusati di non aver rispettato il digiuno previsto durante il mese sacro all'islam del Ramadan». I jihadisti hanno appeso un cartello al collo delle vittime con la scritta «per essere crocifissi tutto il giorno e per aver preso settanta frustate per aver mangiato durante il Ramadan». L'Isis avrebbe fatto entrare dei bambini nella zona della «crocifissione», invitando a oltraggiare i cadaveri.

Che Dio voglia non sia vero.