Il principe azzurro contro il male oscuro

Harry e la depressione

Come vivere il proprio dolore? Non il dolore in generale, ma quello che colpisce all'improvviso la propria anima e, da un momento all'altro, stravolge la vita, distruggendo un modo consolidato, apparentemente immodificabile, di pensare e di costruire la quotidianità. La morte di una persona amata è sempre difficile da accettare, richiede un esercizio faticoso della ragione per riportare nella sfera della razionalità l'inestricabile groviglio di sentimenti. Questo esercizio è più facile quando, giorno dopo giorno, si vede spegnere per malattia chi si vuol bene. Ma quando questa persona ti viene strappata da un momento all'altro per un incidente mortale, per un impensabile omicidio, allora il dolore per la perdita è straziante e la ragione si arrende, incapace di darsi una spiegazione di ciò che è accaduto. Si spera che il trascorrere del tempo diventi il rimedio per lenire il dolore, ma talvolta accade il contrario, la sofferenza si esaspera perché non ci si arrende alla brutale irrazionalità patita.

Nella commovente intervista del principe Harry al Telegraph, dove egli parla dell'abisso di dolore in cui era precipitato dopo l'incidente mortale della madre Diana, c'è una frase terribile: «Non capivo cosa fosse sbagliato in me». Harry arriva al punto di colpevolizzarsi perché non riesce a oltrepassare l'immensità del suo dolore: il dolore viene vissuto come una colpa. È un modo di pensare devastante, che ha le sue radici in un'educazione ferrea, irreprensibile, che Harry nel corso della sua intervista fa intendere di aver ricevuto. Il principe del Galles ha dovuto imparare a tenere sotto controllo i sentimenti e adesso, di fronte alla morte della madre, deve «pensare che la vita va bene, che tutto è a posto». Questa inibizione del sentimento più naturale, cioè il dolore per la perdita improvvisa della mamma, scompensa il suo equilibrio che, come quello di chiunque, vive in un controllato compromesso tra ragione ed emozione.

Reprimere la sofferenza per dare di sé un'immagine forte è un percorso psicologico fallimentare, rovina la stabilità mentale, non cancella il dolore e alimenta l'aggressività verso di sé e verso gli altri. Un carattere estroverso riesce a espellere come un corpo estraneo il groviglio di sentimenti che genera il male interiore; chi ha una diversa sensibilità, chi si chiude in sé e rifiuta per timidezza, orgoglio, perfino vergogna, di dialogare ha bisogno di trovare un valido sostegno psicologico, per superare la sofferenza.

D'altra parte, l'esperienza patita da Harry è emblematica di una società che non concede spazio alla debolezza, che si vergogna di esprimere l'esperienza del dolore e che considera la sofferenza per la morte di una persona amata uno scandalo da nascondere. Se già è difficile di per sé stabilire un accettabile compromesso tra sentimenti e ragione, quando si privilegia un'educazione che esalta il controllo delle emozioni, e si vive in una società così competitiva da non ammettere fragilità e debolezze, non c'è da meravigliarsi se il dolore distrugge l'esistenza di un essere umano.