Processo "il crimine":93 condanne e 34 assoluzioni

Il Gup ha comminato in tutto 568 anni di reclusione. La Procura: "Confermato che c'è un'organizzazione unitaria con estensioni fino oltre oceano". <strong>I boss furono filmati al vertice del santuario di Polsi, a San Luca</strong>: <strong><a href="http://www.ilgiornale.it/video/boss_filmati_durante_summit_santuario/id=... target="_blank">VIDEO</a></strong>

Novantatre persone sono state condannate, con rito abbreviato, nell'ambito di un'inchiesta sulla 'ndrangheta condotta dalla procura di Reggio Calabria. A fronte della richiesta, complessiva, di 1600 anni di reclusione, la pena inflitta dal gup Giuseppe Minutoli ammonta a 568 anni. Trentaquattro assoluzioni perché il fatto non sussiste. La condanna più dura, 14 anni e otto mesi, è andata a Giuseppe Commisso, 65 anni, di Siderno. A Domenico Oppedisano, 82 anni, di Rosarno, considerato il capo banda, dieci anni e otto mesi. Per entrambi gli imputati i pm Gratteri, Prestipino, De Bernardo e Miranda avevano chiesto venti anni.
Mentre veniva letta la sentenza,  nell’aula bunker di Reggio Calabria, ogni volta la parola "assolto" è stata accompagnata da espressioni di gioia, degli imputati e dei loro familiari. Un clima quasi da stadio che ha costretto il gup Minutoli a richiamare tutti i presenti.

Gli altri condannati

Dimezzata la pena ad Antonio Gattellari, 64 anni di Oppido Mamertino: dieci anni ed otto mesi. La stessa pena è andata a Nicola Gattuso, Filiberto Maisano, Paolo Meduri (detto 'u capurrota), per cui i pm avevano chiesto venti anni di reclusione. 

Procura: organizzazione unitaria

"La sentenza odierna del Gup di Reggio Calabria - si legge in una nota della Procura di Reggio Calabria - riconosce l’esattezza della ricostruzione della struttura e degli assetti della ’ndrangheta, quale emersa dall’indagine Crimine condotta dalle Dda di Reggio Calabria e di Milano". "Il giudice riconosce infatti - aggiunge la nota - l’esistenza della ’ndrangheta quale organizzazione unitaria, articolata su una struttura complessa, governata da un organo di vertice e radicata in Calabria e con estensioni fino oltre oceano. La sentenza ribadisce quanto sul punto era già stata affermato da altre importanti decisioni pronunciate dal Gup di Milano il 19 novembre 2011 e da quello di Reggio Calabria il 15 giugno 2011".

Esiste un vertice nell'organizzazione

La Procura tiene a precisare che la sentenza, "riconoscendo l’unitarietà dell’organizzazione ’ndrangheta e l’esistenza di un organismo di vertice... costituisce un dirompente elemento di novità e rappresenta un fondamentale passaggio nell’azione di contrasto alla ’ndrangheta in Calabria e ovunque essa abbia messo radici. Va aggiunto, inoltre, che il Gup ha riconosciuto la responsabilità di 94 imputati, condannando, in particolare, tutti i principali esponenti delle cosche calabresi".

Commenti

canova.emilio

Gio, 08/03/2012 - 17:14

Bruciano santini, citano il vangelo, si incontrano in luoghi di culto. Quando, i vertici della chiesa assumeranno una posizione radicale, allargata e costante nel tempo, affinchè la gente, tutta, non possa pensare che il crimine può essere consumato con il bene placido del Padre Eterno e di tutti i Santi del Paradiso?

Ritratto di gzorzi

gzorzi

Gio, 08/03/2012 - 20:36

Siamo in periodo di saldi.