Notti in hotel e fiori con i soldi dell'Idv: a processo ex vertici

Iniziato a Bari il giudizio nei confronti dell'ex deputato Di Stanislao e degli ex tesorieri Di Turi e Antini

Fiori e multe. Notti in hotel e ricariche telefoniche. Sigarette e cene. Lunga la lista delle spese incongrue che sarebbero state fatte con i soldi prelevati dalle casse pugliesi dell'"Italia dei valori", il partito che fu creatura, poi abbandonata, del giudice Antonio Di Pietro, protagonista dell'inchiesta Mani pulite e gran demolitore della Prima Repubblica.

Lunga, secondo il pubblico ministero Bruna Manganelli tanto da finire in un processo partito ieri davanti alla seconda sezione penale del Tribunale di Bari.

Alla sbarra l'ex parlamentare Idv Augusto Di Stanislao, commissario regionale del partito nel biennio 2011-2013, il barese Gianni Di Turi e la foggiana Loredana Antini, entrambi tesorieri regionali: Di Turi fino al 2010 e Antini nel biennio 2010-2012.

I tre rispondono, a vario titolo, di reati pesanti: appropriazione indebita e truffa. La somma complessiva che sarebbe stata sottratta alle casse del partito, secondo la pubblica accusa, va oltre i 100mila euro, in un arco temporale di quattro anni: dal 2009 al 2013.

Il dettaglio delle presunte spese indebite fatte dal parlamentare e dagli ex tesorieri vede Antini con oltre 40mila euro per l'acquisto di sigarette, ricariche telefoniche, notti in albergo e e pranzi. L'ex tesoriera avrebbe anche truffato, sempre secondo la pubblica accusa, l'Italia dei Valori per 55mila euro circa. Quest'ultima cifra sarebbe stata fatta passare come retribuzione per l'attività svolta. A tutto ciò vanno aggiunti altri 10mila euro di fatture per rimborso carburante che Antini avrebbe redatto di suo pugno.

Più "basse" le cifre di danaro contestate a Di Stanislao e e Di Turi. Quest'ultimo avrebbe speso 5mila euro in fiori,ricariche telefoniche e multe da pagare. Gli 8mila euro dell'ex parlamentare Di Stanislao sarebbero stati consumati in benzina e alberghi.

Una vicenda da chiarire ora nelle aule giudiziarie con un rimando a quei "valori" del partito che fu di Di Pietro e che ora vuol sapere, in Puglia, tutta la verità, nient'altro che la verità.