Al Qaeda, finte richieste di asilo per rimanere in Italia

La cellula di al Qaeda in Italia riusciva a rimanere in Italia e in Europa spacciandosi per vittime di persecuzioni etniche o religiose

Finti contratti di lavoro con imprenditori compiacenti, ma anche richieste di asilo politico, supportate da documenti falsi e attestazioni fraudolente. È in questo modo che la cellula di al Qaeda in Italia sgominata questa mattina riusciva a rimanere in Italia e in Europa spacciandosi per vittime di persecuzioni etniche o religiose. L'organizzazione terroristica forniva addirittura supporto logistico e finanziario assicurando patrocinio verso i competenti uffici immigrazione, istruzioni sulle dichiarazioni da rendere per ottenere l’asilo politico, apparecchi telefonici e sim e contatti personali.

L’indagine ha permesso di scoprire come l’organizzazione provvedeva ad alimentare la rete criminale destinando una parte del proprio impegno al fenomeno dell’introduzione illegale in Italia di cittadini pakistani o afgani che in taluni casi venivano anche destinati verso alcuni paesi del nord Europa. Per eludere la normativa che disciplina l’ingresso o la permanenza sul territorio nazionale di cittadini extracomunitari, gli indagati utilizzavano sistemi semplici e collaudati. In alcuni casi facevano ricorso a contratti di lavoro con imprenditori compiacenti in modo da poter ottenere i visti di ingresso. In altri casi percorrevano la via dell’asilo politico facendo passare gli interessati, attraverso documenti falsi e attestazioni fraudolente, per vittime di persecuzioni etniche o religiose.

L’organizzazione forniva supporto logistico e finanziario ai clandestini, assicurando loro: patrocinio verso i competenti uffici immigrazione, istruzioni sulle dichiarazioni da rendere per ottenere l’asilo politico, apparecchi telefonici e sim, contatti personali.