Quando Fo si pentì per l'assenza al ricordo di Franca Rame

L'episodio risale al settembre 2013, quando la moglie del premio Nobel, deceduta pochi mesi prima, stava per essere commemorata nell'aula di palazzo Madama. E Fo non si presentò

Un artista anarchico come Dario Fo non poteva vedere di buon occhio le liturgie istituzionali. Eppure, alla scomparsa di Franca Rame, è stato capace di ammettere un errore, se non di "pentirsi". Lo ha fatto, per iscritto, nella lettera ad un ex magistrato, nella specie Pietro Grasso, in qualità di presidente del Senato. L'episodio risale al settembre 2013, quando la moglie del premio Nobel, senatrice dal 2006 al 2008, deceduta pochi mesi prima, stava per essere commemorata nell'aula di palazzo Madama. Fo in quell'occasione viene contattato per poter partecipare alla cerimonia, ma lui declina l'invito, in coerenza con il suo spirito anti-conformista, iconoclasta, che ai riti dell'ufficialità oppone una sana e liberatoria risata e anche in linea, forse, con il rispetto e l'amore per la moglie, di cui conosce l'insofferenza (e la sofferenza) con cui aveva sperimentato la vita lenta e irreggimentata delle sedute parlamentari. Fatto sta che a palazzo Madama non si presenta. E preferisce seguire l'evento in televisione.

Ma il tenore e la durata dell'evento, la qualità degli interventi, non solo del presidente Grasso e di esponenti della sinistra ma anche di avversari politici che l'avevano conosciuta durante i lavori di quella legislatura, si rivelano tali da indurre Fo a scrive una missiva alla seconda carica dello Stato, al quale riconosce, lui esperto della materia, addirittura la patente di "trasgressore" delle convenzioni. "Caro presidente -scrive Fo nella lettera a Grasso che l'Adnkronos ha potuto leggere- la ringrazio con entusiasmo e riconoscenza per lo stupendo intervento che ha voluto dedicare a Franca. Un discorso sulla sua vita di donna e attrice, ma soprattutto di persona coinvolta nella disperata lotta per l'emancipazione e la giustizia dei diseredati e degli sconfitti dall'egoismo spietato degli eterni signori del potere. Ad ascoltare il suo intervento trasmesso dalla televisione c'erano con me i miei giovani collaboratori, i quali si sono sentiti commossi e partecipi a quella commemorazione finalmente priva di retorica e luoghi comuni. La ringrazio ancora per aver ricordato non solo i momenti drammatici dell'esistenza di Franca ma anche quelli del coraggio e della coerenza".

Ed ecco il mea culpa del premio Nobel: "Devo inoltre ammettere di non aver intuito che il suo intento era quello di dedicare al ricordo della mia compagna il tempo massimo che per una normale commemorazione dentro le aule parlamentari viene concesso dalla consuetudine. Le dirò che il modo in cui mi era stato prospettato dai suoi collaboratori lo svolgersi della manifestazione mi aveva condotto in inganno. Il fatto di aver scombinato il normale rituale trasgredendo i limiti della convenzione, come lei ha fatto, mi riporta sempre nella convinzione che al mondo vivono insieme due categorie di individui: quelli che restano nella regola e quelli che regola e regolamenti cercano in ogni momento di mandare a pezzi nell'intento di vedere la luce che ci sta dietro. La ringrazio ancora e, se mi permette, l'abbraccio, anche se è fuori dalle suddette regole. Dario Fo".

In effetti, non deve aver lasciato indifferente il marito di Franca Rame il fatto che una donna dalla personalità così spiccata e "contro", abbia ottenuto un riconoscimento unanime per la sua umanità e il suo impegno anche nell'ambito istituzionale. Grasso rievoca la "donna che mette in gioco tutta sé stessa e con lei i sensi e i confini del mondo, per infrangere nel modo più clamoroso l'ipocrisia, con la genuinità di un inno alla vita vera, la sua vita".